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25 Luglio 2024

Dispositivi medici, Pmi: con payback 2mila aziende sul lastrico

La sentenza della Consulta sul payback sui dispositivi medici "rischia di mandare sul lastrico oltre 2mila aziende", con la perdita di "circa 200mila posti di lavoro" - e altrettante famiglie che "vedranno in pochi istanti azzerata la loro esistenza" - e pericoli concreti per il sistema sanitario. È lo scenario prospettato da Pmi Sanità


payback dispositivi medici

La sentenza della Consulta sul payback sui dispositivi medici "rischia di mandare sul lastrico oltre 2mila aziende", con la perdita di "circa 200mila posti di lavoro" - e altrettante famiglie che "vedranno in pochi istanti azzerata la loro esistenza professionale e non solo" - e pericoli concreti per il sistema sanitario. È lo scenario prospettato da Pmi Sanità, associazione nazionale delle piccole e medie imprese che riforniscono gli ospedali di materiali necessari a diagnosi e cure, che lancia un appello alle istituzioni: "Il Governo ha la possibilità e il dovere di intervenire e agire nell'interesse della tenuta del sistema sanitario, del lavoro e della giustizia", dichiara il presidente di Pmi Sanità, Gennaro Broya de Lucia. La richiesta è di attivare "un immediato tavolo di crisi con il Governo e con la Conferenza-Stato Regioni, che comprenda le conseguenze sulle Pmi italiane e si adoperi per una soluzione definitiva che tuteli questo strategico comparto". Broya de Lucia si rivolge anche "ai tanti colleghi: non perdetevi d'animo - esorta - non possiamo e non dobbiamo arrenderci".

Quella sul payback è "una norma sbagliata e inutilmente dannosa che rischia di impattare gravemente sulle imprese, sui lavoratori e sull'esercizio del diritto alla salute di tutti i cittadini", afferma il presidente di Pmi Sanità, intervenuto oggi a Roma a una conferenza stampa organizzata dall'associazione. Con lui Francesco Conti, responsabile Relazioni istituzionali di Pmi Sanità, e Giampaolo Austa, Legal Team. Insieme ricostruiscono la genesi del problema. "Oltre 8 anni fa, dal Governo Renzi - ricorda l'associazione - è stato pensato il sistema di tassazione del payback, di fatto finora mai applicato per la sua complessità, nonché discussa legittimità. Il Dl cosiddetto 'Aiuti bis', nel quale è stato inserito nell'ottobre 2022, definisce le regole per l'applicazione di un sistema di compartecipazione delle imprese allo sforamento dei tetti regionali di spesa sanitaria. All'atto pratico, lo Stato sposta ex lege una parte dei costi per le cure indispensabili degli italiani sulle aziende private del settore, che sono chiamate a sanare lo sforamento del tetto fissato sulla spesa regionale con una mega tassa pari al 50% dell'intero importo dichiarato dalle Regioni: una cifra enorme, pari a 5 miliardi di euro, della quale i fornitori non avevano contezza preventiva né controllo alcuno. Un'imposizione insostenibile, applicata su forniture effettuate dal 2015 al 2018", che "mette gravemente a rischio molte imprese, soprattutto quelle più piccole".

Payback strumento inefficace
"La Corte costituzionale, con la sentenza n.140/2024" dei giorni scorsi, riassume Pmi Sanità, "ha respinto le questioni di legittimità promosse dal Tar Lazio, al quale erano stati rivolti circa 2mila ricorsi, ritenendo che il payback va considerato come un 'contributo di solidarietà' necessario a sostenere il Servizio sanitario nazionale; è proporzionato, vista la riduzione al 48% disposta dal Governo per il periodo 2015-2018, ed era prevedibile visto che la legge è del 2015, nonostante i decreti con la determinazione del quantum siano stati pubblicati nel 2022. Sempre la Corte costituzionale, con la sentenza n.139/2024, ha stabilito che la riduzione al 48% per il payback 2015-2018 debba essere applicata a tutti gli operatori soggetti a tale misura e non solo a quelli che hanno rinunciato al ricorso". Per l'associazione di categoria, "con queste sentenze, i rischi che fino a pochi giorni fa erano possibili sono diventati imminenti, dipingendo uno scenario drammatico".
Pmi Sanità richiama i risultati di uno studio del settembre scorso, commissionato dall'associazione a Nomisma. Indica che "il payback coinvolge oltre 6mila imprese, di cui il 44% circa ha meno di 10 addetti e il 70% circa ha meno di 50 addetti. Un'impresa su 8 esistente nel 2015 è cessata o è già in stato di insolvenza, per cui non potrà pagare. Due imprese su 5 si troverebbero in difficoltà economico-finanziaria se dovessero pagare il payback. Le imprese con almeno un fattore di criticità economico-finanziaria dopo l'applicazione del payback sono, in 3 casi su 4, con meno di 50 addetti, ossia Pmi". Ma il problema non riguarda solo loro: la scomparsa dal mercato di questa aziende "determinerebbe minore concorrenza - precisa l'associazione che le rappresenta - e, conseguentemente, un abbassamento della qualità dei dispositivi e un innalzamento generalizzato dei prezzi (per ammortizzare il costo del payback) che, giocoforza, farebbe ulteriormente aumentare anche l'inflazione (con effetto anche sulla revisione prezzi). Ultima conseguenza sarebbe l'eliminazione del gettito ricavato dalle imprese fornitrici che dovessero uscire dal mercato pubblico".

In conclusione, "a conti fatti - sintetizza Pmi Sanità - il payback è uno strumento inefficace per contenere i costi, vista la dinamica di aumento dei prezzi che ne deriverebbe almeno per il futuro. La riduzione di concorrenza nel mercato avrà l'effetto non solo di aumentare i prezzi, ma anche di ridurre la qualità dei dispositivi offerti perché pagati di più in altri mercati (es. Usa). È imprescindibile sterilizzare gli effetti del payback per il passato (2015-2021) e abolire l'istituto per il futuro, salvaguardando in special modo le Pmi che sono il nocciolo duro dei fornitori del settore. Una soluzione intermedia, che potrebbe essere auspicabile", per l'associazione "è quella della franchigia, che consentirebbe a molte imprese di evitare il fallimento, specie se micro, medie e piccole, eviterebbe la crisi delle forniture direttamente connessa alla crisi finanziaria dei fornitori di dispositivi medici e garantirebbe il mantenimento della concorrenza nel settore".
"Le conseguenze della sentenza della Corte costituzionale possono mettere a rischio molte imprese - commenta Broya de Lucia - Il payback dispositivi medici è un istituto che sposta artificiosamente miliardi di debito pubblico su malcapitate aziende private che da anni si prodigano quotidianamente per il funzionamento della sanità italiana, specialmente di quella pubblica. Aziende con oltre 30 anni di storia o nuove società, che vengono distrutte" in virtù di questa "norma mostro", che è "profondamente sbagliata e foriera di irreversibili iniquità", puntualizza il presidente dell'associazione. "Le nostre società, i nostri collaboratori, i nostri medici e infermieri assistiti - conclude - non meritano tutto questo".

TAG: PAYBACK

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