Governo e Parlamento
14 Marzo 2024In occasione della Settimana Mondiale del Cervello, la Società Italiana di Neurologia ha presentato la Strategia Italiana per la Salute del Cervello 2024-2031 (SISAC)
Nel nostro Paese si stima che oltre metà della popolazione sia colpita da malattie neurologiche e mentali. Con il costante invecchiamento l’impatto sui sistemi sanitari è destinato ad aumentare. Secondo gli studi, un italiano su cinque soffre di almeno un disturbo psichico, un dato che supera la media europea. In occasione della Settimana Mondiale del Cervello (11-17 marzo), la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha presentato la Strategia Italiana per la Salute del Cervello 2024-2031 (SISAC). L’obiettivo è implementare in Italia il Piano Globale di Azione per l'epilessia e le altre malattie neurologiche dell'OMS. La SISAC, delineata nel Manifesto italiano “One Brain, One Health”, presentato alla Camera dei Deputati, prevede una serie di interventi in più ambiti, tra cui la prevenzione e la ricerca. Il Manifesto sottolinea l'importanza di considerare il cervello come un sistema complesso in relazione con l'ambiente fisico e sociale.
In Italia, milioni di persone soffrono di patologie neurologiche e mentali, come l'emicrania, la demenza, l'ictus, il morbo di Alzheimer e la depressione. Il Covid-19 ha amplificato i problemi di salute mentale, con un aumento del 25% della prevalenza di depressione e ansia nel primo anno della pandemia. Il Prof. Alessandro Padovani, Presidente della SIN, ha ribadito l'importanza di adottare soluzioni per valorizzare, promuovere e proteggere il cervello lungo l'intero arco della vita. La salute del cervello, non riguarda solo l'assenza di malattia, ma anche uno stile di vita sano, l'attività fisica, una dieta equilibrata e il controllo dello stress. Per questo è essenziale promuovere strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento, ha spiegato Padovani.
“Le malattie neurologiche e le malattie mentali, spesso viste come separate, in realtà rappresentano un unico grande corpo di malattie e colpiscono un italiano su tre. Anche i disturbi del sonno, le cefalee, lo stroke o le demenze hanno a che fare con il cervello. Il peso sostenuto dal punto di vista economico è enorme e l'impatto grava sulle famiglie. Dobbiamo intervenire sui meccanismi che danno origine a queste condizioni, facendo prevenzione, ma da sola non basta. In un Paese che invecchia, dobbiamo cominciare a fare una medicina proattiva in grado di ridurre l'impatto delle malattie stesse. Siamo qui con le società scientifiche, le associazioni dei malati e dei caregiver, insieme agli stakeholder, le agenzie nazionali e le istituzioni per portare finalmente all'interno dell'agenda nazionale la salute del cervello”.
“L’Italia è il 4.º paese al mondo dopo la Finlandia, la Norvegia e la Svizzera che implementa la strategia per la salute del cervello”, ha spiegato la professoressa Matilde Leonardi, Consigliere della Società Italiana di Neurologia. È di fatto il tentativo di portare in Italia ciò che l'OMS due anni fa ha definito come la rivoluzione della neurologia e la rivoluzione del cervello. Sedici associazioni laiche e scientifiche, oggi riunite assieme al Ministro della Salute e al Ministero della disabilità, sono qui per ribadire il fatto che si può creare un'alleanza e lavorare per il bene comune. L’Italia in questo senso può avere un ruolo anche rispetto ai colleghi dell'estero, affinché tutte le fasce di età possano beneficiare di un'azione che vada a migliorare la salute del cervello”.
La salute mentale è una sfida globale da considerare a 360° ha ricordato la Sen. Elena Murelli, membro della Commissione Affari sociali del Senato. “Non dobbiamo considerare solo One Health, ma anche One Mental Health, perché la salute del cervello condiziona anche la salute fisica, soprattutto alla luce dell'invecchiamento della popolazione e le malattie collegate, come per esempio l'Alzheimer e tutte le malattie neurologiche. È importante educare a mantenere sano il cervello con le buone abitudini, partendo dai bambini e ragazzi, come hanno fatto in altri paesi europei”.
Sulla necessità di portare l’attenzione sulla salute mentale, è intervenuto anche il prof. Alberto Siracusano, Coordinatore del Tavolo tecnico sulla salute mentale presso il Ministero della Salute. “La joint venture che si può sviluppare fra la neurologia, la psichiatria e la psichiatria dell'età evolutiva è una grandissima occasione. Oggi sappiamo come tutto incida, creando danni al cervello e conseguentemente problemi di salute mentale, che sono strettamente dipendenti. Per cui bisogna realizzare strategie, come questo manifesto e impegnarsi perché venga realizzato”. La sfida più urgente è quella di occuparsi delle persone, ha aggiunto il professore. “Attraverso le diverse agenzie, come i Dipartimenti di salute mentale, le università e il Tavolo tecnico della salute mentale del Ministero, realizzare gli obiettivi, tra i quali rientra un nuovo piano per la salute mentale, visto che l'ultimo è del 2013”, ha concluso.
Un altro aspetto che incide sulla salute mentale è quello culturale. “Nonostante tutti gli sforzi c'è ancora un forte stigma riguardo sia alla psichiatria come disciplina, sia alla patologia mentale”, ha messo in luce Liliana Dell’Osso, Presidente della Società Italiana di Psichiatria (SIP). Ciò grava sui pazienti con disturbo mentale. Inoltre, la figura dello psichiatra spesso viene vista come intercambiabile con altre figure, quando in realtà ha un'assoluta specificità, in quanto responsabile della farmacoterapia, cioè della cura del paziente. Perciò è necessario adottare tutti gli strumenti possibili per aumentare la consapevolezza sui disturbi mentali, perché è la conoscenza che riduce la paura e quindi lo stigma”. Oltre alla prevenzione e la presa in carico è importante lavorare sulla formazione. “Come professore universitario, sottolineo l'importanza di creare una nuova generazione di medici con un patrimonio di cultura psichiatrica adeguata a gestire il cambiamento che stiamo vivendo come disciplina, grazie ai progressi delle neuroscienze”. Sul crescente disagio giovanile ha aggiunto: “L’aumento dell'abuso di sostanze, come i cannabinoidi ma anche alcol, ha portato a novità. Da un lato, la schizofrenia è ormai in estinzione grazie ai progressi della farmacoterapia, in particolare con la seconda generazione di antipsicotici. Dall'altro lato, invece, l'esordio psicotico scatenato da cannabinoidi è una vera e propria emergenza”.
Sofia Gorgoni
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