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Governo e Parlamento

24 Gennaio 2024

Autonomia differenziata, il Senato approva. Dubbi sui Lep

Con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 3 astensioni è stato approvato in Senato il disegno di legge a prima firma del ministro per le Autonomie Roberto Calderoli che dà il via al processo di autonomia differenziata. Al momento circoscritto alle regioni del Nord che hanno chiesto poteri in più materie


Con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 3 astensioni è stato approvato in Senato il disegno di legge a prima firma del ministro per le Autonomie Roberto Calderoli (Lega) che dà il via al processo di autonomia differenziata. Al momento circoscritto alle regioni del Nord che hanno chiesto poteri in più materie (Veneto e Lombardia sulle 23 disponibili, Emilia-Romagna su 15), il testo è stato approvato con il sì di Lega, Fdi, FI, Noi Moderati, Autonomie, l’astensione di Azione. No da tutte le altre forze. Durante la seduta, Verdi e sinistra hanno confermato di aver promosso un referendum nazionale per ribaltare la legge se passa alla Camera.

Il ddl Calderoli disciplina la conversione in legge ordinaria ma a maggioranza qualificata delle intese tra Stato e Regioni a statuto ordinario richiedenti maggior autonomia nelle materie oggetto di legislazione concorrente. Tra le materie, che implicano la fruizione di diritti civili e sociali, non solo la tutela della salute ma anche l’istruzione (tranne la formazione professionale) e la disciplina delle professioni; la ricerca scientifica, l’alimentazione, lo sport, la protezione civile, porti, aeroporti e grandi reti di trasporto e di navigazione, la comunicazione, il trasporto dell’energia, la previdenza complementare ed integrativa, materie tributarie, beni culturali, casse di risparmio e rurali, commercio estero. Lo stesso testo tratta anche dei livelli minimi delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale, che devono essere determinati a monte delle suddette intese e finanziati di conseguenza. I “LEP” sono ridisegnati in questa fase da un comitato di circa 60 esperti presieduto dal costituzionalista Sabino Cassese. E sono anche oggetto di contrasti: non fosse possibile accordarsi sul loro finanziamento secondo fabbisogni saranno rideterminati sulla base della spesa storica attuale, la stessa che ha accompagnato i crescenti divari tra Nord e Sud. Intervenendo alla presentazione del suo libro “nonostante il Pd” con il governatore pugliese Michele Emiliano, il presidente campano Vincenzo De Luca rileva come a un anno dalla promessa di finanziare i LEP oggi si dice solo che saranno definiti. Nota poi che l’autonomia si farà senza oneri aggiuntivi per lo stato e quindi escludendo la perequazione tra regioni ricche e povere. In aula a rispondergli di fatto è Massimiliano Romeo (Lega), che spiega come i fondi per la perequazione ci siano dal 2000 (la Lombardia vi contribuisce per il 42%) e come l’autonomia sia stata chiesta nel tempo da 14 giunte regionali, anche del Sud. A sgombrare i timori di chi teme un decentramento di personale e risorse da Roma alle regioni del Nord, Andrea De Priamo (FdI) osserva come il ddl Calderoli porti a compimento la riforma del titolo V della Costituzione, “federalista”, del 2001, e preveda che per ogni euro in più eventualmente speso per l’autonomia di una regione, un altro euro sarà speso per la perequazione di ogni altra regione. Il senatore FI Mario Occhiuto sottolinea come lo stato abbia già devoluto alle regioni almeno l’85% del costo totale delle materie affidate alla legislazione concorrente. Negli interventi di Maria Domenica Castellone (M5S), Dafne Musolino (IV) e Andrea Giorgis (Pd) ci sono argomenti di segno opposto.

Castellone osserva che le regioni richiedenti autonomia a norma del ddl Calderoli possono trattenere per sé il gettito fiscale e addio solidarietà con le più povere. Musolino ricorda che nel paziente lavoro della commissione Giustizia guidata da Alberto Balboni (FdI), dove sono stati approvati 80 emendamenti (metà erano delle opposizioni), si è introdotto un avverbio – “i LEP vanno garantiti equamente” – che contrasterebbe con l’intenzione del governo di non spendere un euro del bilancio per l’attuazione della legge in questione. Ed aggiunge che risorse in questa legislatura sono state sottratte al fondo perequazione, passato da 4,4 a 0,8 miliardi, a Sicilia e Calabria (1,6 miliardi tolti ad infrastrutture varie e destinati al Ponte sullo Stretto) ed ai Comuni, 10 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Giorgis spiega che la presentazione di questo ddl a firma del leghista Roberto Calderoli in parallelo con la Finanziaria, a settembre, poco ha a che fare con motivi finanziari ma sta consentendo alla maggioranza di portarlo a legge in breve, senza però aver definito i costi dei LEP, e senza aver di conseguenza instaurato idonei dibattiti nelle commissioni. Ma soprattutto la legge, che disciplina iter di intese stato-regioni di pertinenza “centrale”, una volta approvata sarà ordinaria, non costituzionale come nell’opposizione si era proposto, e difficilmente potrà porre un freno agli accordi in questione, approvati a maggioranza qualificata (quindi leggi “rinforzate”, un gradino sotto le “costituzionali”): intese che devolvono alle regioni rese autonome la potestà legislativa sulle materie dell’articolo 117 della Costituzione, talora –come si può leggere – almeno in apparenza strategiche per la sopravvivenza del Paese.

TAG: AUTONOMIA, AUTONOMIA DIFFERENZIATA

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