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01 Agosto 2023

Sanità, buco da 15 miliardi. Nel 2024 il fondo sanitario potrebbe non bastare

Intorno ai 15 miliardi. Tanto potrebbe aver eroso l’inflazione tra il 2022 e quest’anno al servizio sanitario. La cifra a spanne si ottiene calcolando un aumento dei costi di beni e servizi dell’8,2% nel 2022 e del 6% nei primi 6 mesi del 2023, arrotondato per eccesso visto che in sanità si parla di manufatti di precisione, ed applicando la percentuale alla relativa quota della spesa. Un rompicapo


Intorno ai 15 miliardi. Tanto potrebbe aver eroso l’inflazione tra il 2022 e quest’anno al servizio sanitario. La cifra a spanne si ottiene calcolando un aumento dei costi di beni e servizi dell’8,2% nel 2022 e del 6% nei primi 6 mesi del 2023, arrotondato per eccesso visto che in sanità si parla di manufatti di precisione, ed applicando la percentuale alla relativa quota della spesa. Un rompicapo? Non troppo, basta guardare bilanci preventivi e consuntivi. Il budget del Fondo sanitario nazionale che finanzia la sanità pubblica e convenzionata, previsto quest’anno nei documenti di programmazione, era 131,7 miliardi. In realtà alla fine del 2023 la spesa sarà salita nell’ipotesi più bassa a 136 miliardi. Per il 2024 non si può pensare di farcela con i 132,7 miliardi ipotizzati nel DEF. Una cifra che significa un brusco calo per il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, destinato a scendere al 6,3% del Prodotto interno lordo, livello al quale secondo l’OCSE (Organizzazione Cooperazione e Sviluppo economico) i servizi sanitari non sopravvivono.

La voragine del 2024 - Da mesi il ministro della Salute Orazio Schillaci ventila la necessità di un finanziamento di 3,5 miliardi in più sul Fondo sanitario per il prossimo anno. Nei giorni scorsi è rimbalzata l’ipotesi di istituire una tassa sul gioco d’azzardo con la prossima legge di bilancio per finanziare la sanità alle prese con i contratti, l’inflazione, i mancati pay-back. L’idea di un contributo sui pagamenti elettronici per le scommesse, gli accessi ai giochi, le vincite e le concessioni di gioco online giunge dal presidente della commissione Affari Sociali Sanità Lavoro e Previdenza del Senato Francesco Zaffini; il ministro della Salute non sarebbe contrario. Gli importi ottenuti con la tassa, tra le varie ipotesi, si potrebbero aggiungere al finanziamento addizionale del Fondo. Schillaci non nega d’altronde l’interesse della nostra sanità ad accedere a qualche briciola in più dei fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, visti gli incrementi dei costi che hanno eroso da 1 a 2 miliardi (costringendo ad aggiungere fondi dall’Edilizia sanitaria) dai 15,63 con cui è finanziata la missione 6 Salute, e visto che dal blocco PNRR sono stati cancellati progetti per 15,9 miliardi.

Le sfide da finanziare l’anno prossimo - In effetti 3,3-3,5 miliardi da soli non bastano a fronteggiare le sole sfide del Servizio sanitario, lasciando da parte gli investimenti per la sanità territoriale ed il parco macchine degli ospedali previsti dal PNRR. Innanzi tutto, dovrebbero aiutare a coprire il contratto della dirigenza medica che è ormai scaduto, quello del triennio 2019-21. Medici, farmacisti, biologi, infermieri dirigenti ospedalieri aspettano arretrati per una media di 10 mila euro a testa, più aumenti da 240 a 290 euro lordi mensili: in tutto 2,5 miliardi. Fuori discussione che la rimanenza, 800 milioni, copra il fabbisogno per i nuovi contratti del triennio 2022-24 del comparto (stima 2,5 miliardi) e della dirigenza. Piuttosto, ci sarebbero da riprendere la lotta alle liste d’attesa, gli screening dei tumori. E ci sarebbero assunzioni da fare perché il miliardo a regime dal 2025 per il ricambio di tutto il personale sanitario, tra ospedale e territorio potrebbe non bastare.

L’incognita dispositivi medici - Altra spina nel fianco del Servizio sanitario è il pay-back: le industrie produttrici di dispositivi medici già ad inizio anno avrebbero dovuto ripianare 2,2 miliardi di sforamenti prodotti fra il 2015 e il 2018 alle casse delle regioni, ma la filiera non reggerebbe il colpo, il debito si è men che dimezzato (il resto ce lo mette lo Stato) e la scadenza per pagare è slittata a fine ottobre. Ma il presidente di Confindustria Dispositivi Medici ora chiede di cancellare completamente il debito. Va tenuto presente che poi le industrie produttrici di dispositivi medici dovrebbero ripianare altri 1,4 miliardi per il quadriennio 2019-22. Ma attenzione: se il meccanismo di rimborso a carico dei produttori fissato per legge nel 2015 fosse considerato ingiustificato, come ventilato nelle sospensive disposte dai tribunali amministrativi, andrebbe rimosso. E pure le case farmaceutiche, fin qui “obtorto collo” adempienti al pay-back, potrebbero dire la loro.

TAG: FONDI, FONDO SANITARIO

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