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Farmaceutica

07 Luglio 2026

Farmaceutica, EFPIA: l'Europa perde terreno su ricerca, sperimentazioni e innovazione

Secondo il nuovo rapporto sulla competitività di EFPIA, l'Unione europea perde terreno rispetto ai principali concorrenti negli investimenti in ricerca, nelle sperimentazioni cliniche e nello sviluppo di nuovi farmaci


ricerca

L'Europa ha solide basi scientifiche e un'industria farmaceutica riconosciuta a livello mondiale, ma rischia di perdere terreno rispetto a Paesi che hanno fatto delle scienze della vita una priorità strategica per la crescita economica e industriale. È quanto emerge dall'ultimo rapporto sulla competitività pubblicato da EFPIA, la Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche, che per la prima volta estende il confronto anche al Giappone, oltre a Stati Uniti, Cina, Regno Unito e Svizzera. In sintesi, l'analisi prende in esame 20 indicatori distribuiti in quattro aree chiave – ricerca e innovazione, quadro regolatorio, ambiente commerciale e capacità industriale – per valutare l'attrattività delle diverse aree geografiche come destinazione degli investimenti farmaceutici. 

Il quadro che emerge è quello di un'Europa ancora forte nella ricerca di base, nella produzione farmaceutica e nelle capacità industriali, ma sempre più in difficoltà nel trasformare l'eccellenza scientifica in nuovi investimenti, sperimentazioni cliniche e farmaci innovativi. Una debolezza che, secondo EFPIA, rischia di compromettere non solo la competitività del settore, ma anche la capacità dell'Europa di garantire ai pazienti un accesso rapido alle nuove terapie. L'industria farmaceutica investe ogni anno 55 miliardi di euro in ricerca e sviluppo nell'Unione europea, sostiene circa 2,3 milioni di posti di lavoro e genera oltre 366 miliardi di euro di esportazioni. Senza il contributo del settore, sottolinea il rapporto, il saldo commerciale europeo passerebbe da un surplus di 133 miliardi a un deficit di 88 miliardi di euro. Secondo la ricerca, ridurre il divario con i principali concorrenti internazionali potrebbe generare importanti benefici economici. Colmare il gap negli investimenti industriali in ricerca e sviluppo significherebbe attrarre 105 miliardi di euro aggiuntivi nel prossimo decennio. Un recupero della quota europea nelle sperimentazioni cliniche potrebbe invece produrre quasi 18 miliardi di euro di valore economico, creare circa 82.000 posti di lavoro e consentire ad altri 158.000 pazienti di partecipare agli studi clinici. Un contesto più favorevole all'innovazione potrebbe inoltre portare allo sviluppo di oltre 200 nuovi principi attivi aggiuntivi.

Tuttavia, Il rapporto evidenzia diverse criticità. Tra il 2018 e il 2024 il numero di nuovi principi attivi sviluppati in Cina è passato da 4 a 28, consentendo al Paese di superare sia l'Europa sia gli Stati Uniti. La quota europea delle sperimentazioni cliniche globali si è invece quasi dimezzata, passando dal 22% nel 2013 al 12% nel 2023, mentre i tempi medi per l'autorizzazione dei medicinali, pur ridotti a 430 giorni, restano superiori rispetto a Cina (390 giorni) e Stati Uniti (356 giorni). Inoltre, la spesa farmaceutica europea rappresenta circa l'1% del PIL, contro l'1,8% della Cina e il 2% degli Stati Uniti. Anche nella disponibilità dei nuovi farmaci l’Europa mostra un ritardo. In media, nei Paesi dell’UE arriva sul mercato il 39% di nuovi medicinali, contro l’85% negli Stati Uniti. Tra gli Stati membri restano forti differenze: in Germania è disponibile il 61% di nuovi trattamenti, il 44% entro un anno, mentre in Francia le quote scendono rispettivamente al 52% e al 23%. La Germania è al primo posto in Europa, ma rimane ben al di sotto degli Stati Uniti.

"L'Europa dispone della scienza, delle competenze e di una solida base industriale, ma viene superata da Cina e Stati Uniti negli investimenti, nelle sperimentazioni cliniche e nello sviluppo di nuovi farmaci", ha dichiarato il presidente di EFPIA, Stefan Oelrich. Per la direttrice generale Nathalie Moll, il rapporto dimostra che l'Europa possiede ancora le basi per rafforzare il proprio ecosistema delle scienze della vita, ma sono necessarie decisioni rapide per renderla nuovamente attrattiva per gli investimenti e garantire ai pazienti un accesso più tempestivo alle future innovazioni terapeutiche.

https://www.efpia.eu/media/0a3aizig/assessing-competitiveness-ecosystem-japan-update.pdf

Cristoforo Zervos

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