Farmaceutica
02 Luglio 2026Un report di EFPIA evidenzia il divario dell'Europa rispetto a Stati Uniti e Cina negli investimenti, negli studi clinici e nello sviluppo di nuovi farmaci, stimando benefici economici superiori a 120 miliardi di euro in dieci anni

L'Europa potrebbe generare oltre 120 miliardi di euro di valore economico nei prossimi dieci anni se riuscisse a trasformare in misura maggiore la propria eccellenza scientifica in investimenti, sperimentazioni cliniche e sviluppo di nuovi farmaci. È la stima contenuta nell'aggiornamento dell'analisi sulla competitività pubblicata da EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations), realizzata da Charles River Associates e ampliata con l'inclusione del Giappone nel confronto internazionale.
Il rapporto analizza 20 indicatori relativi a ricerca e innovazione, quadro regolatorio, contesto commerciale e capacità produttiva, confrontando l'Unione europea con Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Svizzera e Giappone. Secondo l'analisi, l'Europa mantiene punti di forza nella qualità della ricerca scientifica, nella produzione farmaceutica e nelle esportazioni, ma fatica a tradurre questi elementi in investimenti, studi clinici e nuove terapie.
Tra le stime riportate nel documento, colmare il divario negli investimenti in ricerca e sviluppo potrebbe generare 105 miliardi di euro aggiuntivi nell'arco di dieci anni. Un incremento della quota europea degli studi clinici porterebbe inoltre quasi 18 miliardi di euro all'economia dell'Unione, con circa 82.000 nuovi posti di lavoro e la possibilità di coinvolgere 158.000 pazienti in più nelle sperimentazioni. Secondo EFPIA, un rafforzamento dei percorsi regolatori e dell'ecosistema dell'innovazione potrebbe inoltre favorire l'arrivo di oltre 200 nuovi principi attivi sviluppati in Europa.
Il rapporto evidenzia anche alcuni indicatori considerati critici. La quota europea degli studi clinici globali è passata dal 22% nel 2013 al 12% nel 2023, mentre la Cina ha registrato una forte crescita nello sviluppo di nuovi principi attivi, passando da quattro nel 2018 a 28 nel 2024. I tempi medi di autorizzazione regolatoria risultano pari a 430 giorni nell'Unione europea, rispetto ai 390 della Cina e ai 356 degli Stati Uniti. Sul fronte della spesa farmaceutica, il report indica un'incidenza pari all'1% del PIL nell'Unione europea, contro l'1,8% della Cina e il 2% degli Stati Uniti.
«L'Europa dispone della ricerca, delle competenze e di una solida base industriale, ma sta perdendo terreno rispetto a Cina e Stati Uniti per investimenti, studi clinici e sviluppo di nuovi medicinali», afferma Stefan Oelrich, presidente di EFPIA e presidente Pharmaceuticals di Bayer. Secondo Oelrich, creare un contesto più favorevole agli investimenti consentirebbe di rafforzare sia la competitività sia la resilienza sanitaria europea.
Per Nathalie Moll, direttore generale di EFPIA, il rapporto mostra «sia l'entità delle opportunità per l'Europa sia le aree in cui sono necessarie decisioni urgenti». Rafforzare l'attrattività del continente per gli investimenti farmaceutici, conclude, contribuirebbe sia alla crescita economica sia a un accesso più rapido dei pazienti europei alle future innovazioni terapeutiche.
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