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11 Settembre 2026

Vaccinazioni, dal territorio ai dati: le priorità per aumentare le coperture

Dal convegno di Roma emerge l'esigenza di un'anagrafe nazionale unica, il superamento dei vincoli burocratici e la valorizzazione della prevenzione come investimento di salute ed economia


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Tradurre le evidenze cliniche in modelli assistenziali capillari per rendere la vaccinazione accessibile e omogenea è una sfida ambiziosa ma realizzabile. Nella popolazione adulta, ogni strategia deve muovere dalla consapevolezza che l'immunizzazione è un investimento fondamentale, capace di generare un valore sanitario, economico e sociale concreto. Per generare un confronto su questi temi, è stato dedicato a Roma un evento istituzionale, dal titolo “Vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica nell’adulto: stato dell’arte e prospettive future”. Promosso da Edra, con il contributo non condizionante di Msd e Csl Seqirus, il convegno ha messo al centro la salute pubblica e la sostenibilità del nostro sistema sanitario. In un Paese che invecchia, nel quale aumentano fragilità e cronicità, prevenire complicanze, ricoveri ed esiti severi attraverso la prevenzione vaccinale significa proteggere le persone, ma anche rendere il Servizio sanitario nazionale più sostenibile e resiliente. 

Decessi evitabili 

All’incontro hanno partecipato istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, associazioni e stakeholder. Una parte importante del confronto è stata dedicata alla presentazione di un fascicolo, in cui sono state raccolte le evidenze epidemiologiche, economiche e organizzative ma anche le proposte avanzate da molti dei relatori presenti al convegno utili a rafforzare la prevenzione vaccinale nell’adulto. Il documento mette nero su bianco i numeri: in base alla valutazione, sono 195 i decessi che in una stagione media potrebbero essere evitati con la vaccinazione anti influenzale negli over 65, 363 i ricoveri e 111.417 gli episodi. Anche per il vaccino anti pneumococco, secondo l’analisi contenuta nel fascicolo, una strategia con vaccino 21-valente nella popolazione adulta potrebbe generare fino a 457 milioni di euro di potenziale risparmio per il Ssn e la società, evitare 180mila casi e donare quindi più anni di vita in salute alle persone. 

Un'anagrafe vaccinale nazionale realmente funzionante

Per migliorare le coperture vaccinali, Pietro Luigi Lopalco, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università del Salento, ricorda la lezione appresa durante la pandemia di Covid 19: “avevamo una capacità straordinaria di raccogliere e misurare i dati su base giornaliera: la sera conoscevamo esattamente il numero di vaccini somministrati al mattino, con relativi dati anagrafici. Bisogna quindi accelerare – invita – la creazione di un'anagrafe vaccinale nazionale realmente funzionante. Il nostro è un sistema complesso in cui la sanità è gestita dalle singole Regioni e il ministero ha un potere di coordinamento limitato; senza un'anagrafe nazionale diventa difficile sia misurare sia coordinare le realtà regionali”. In un contesto in cui il problema della fiducia non si risolve con una semplice battuta, occorre investire in risorse culturali, politiche pubbliche e innovazione organizzativa. “Alcune Regioni hanno tentato strade nuove, come la Lombardia con il forte coinvolgimento delle farmacie: al di là del giudizio personale, si tratta di una sperimentazione da analizzare per capirne il funzionamento. L'importante – ribadisce – è non limitarsi a replicare le routine quotidiane, perché a parità di risorse e di intensità organizzativa si otterrà soltanto un calo delle coperture vaccinali e una popolazione sempre più scettica e difficile da intercettare”.

Ribadito l’obbligo vaccinale 

La vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione, come ricorda Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze sanitarie del ministero della Salute. “Il ministro Schillaci – afferma – ha potenziato il fondo dedicato e tracciato un indirizzo chiaro e trasparente sull’importanza dei vaccini, rivolgendo un'attenzione particolare agli anziani e alla tutela dei soggetti fragili, categoria che comprende anche i bambini con deficit immunitari. Questo governo, attraverso il proprio dipartimento, si è distinto come l'unico dal 2017 ad aver concretamente attuato la norma Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie, promuovendone una revisione per confermarne l'iter, in sintonia con il Consiglio Superiore di Sanità che ne ha ribadito la necessità. L'obiettivo attuale è rafforzare il rapporto di fiducia verso il Servizio sanitario nazionale puntando su una comunicazione persuasiva anziché coercitiva, con la consapevolezza che una sorveglianza sanitaria davvero efficace potrà realizzarsi solo superando i vincoli burocratici legati alla privacy”.

Il valore aggiunto della Hta 

Il valore della vaccinazione non si limita alla tutela del singolo cittadino, ma si allarga anche la società che beneficia del gesto di prevenzione. In una valutazione di Health Technology Assessment (HTA) confluiscono vari elementi, fra i quali il ruolo dei caregiver nella popolazione anziana, la tutela degli adulti a rischio, il contrasto alle perdite di produttività e l'impatto generale sulla collettività. “Tale processo di analisi – illustra Giovanna Elisa Calabrò, professoressa Associato di Igiene dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, direttore scientifico di VIHTALI, spin off dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma – serve a orientare i decisori verso un'analisi che vada ben oltre la mera stima del costo immediato, un principio che si applica chiaramente sia al vaccino antinfluenzale sia a quello antipneumococcico. È fondamentale ricordare che la disponibilità di queste tecnologie vaccinali è resa possibile dagli investimenti in ricerca e sviluppo sostenuti dai privati; tuttavia, è altrettanto prioritario mantenere la massima concentrazione sui benefici collettivi e sanitari, evitandone la sottostima”.

La burocrazia non aiuta

L’analisi dei bisogni di salute non deve limitarsi a un momento occasionale, ma deve continuare durante tutto l'anno per permettere di monitorare l'andamento epidemiologico e comprendere le reali intenzioni della popolazione. In questo percorso, l'importanza dei dati è centrale: “è fondamentale sapere – afferma Elisabetta Alti, vicesegretaria provinciale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) e componente rete nazionale vaccini della stessa Fimmg – se il proprio paziente è vaccinato o meno, accedere all'anagrafe vaccinale e collaborare strettamente con il dipartimento della Prevenzione. Solo così è possibile condividere traguardi comuni e inserire la vaccinazione, ad esempio quella antierpetica o quella anti-pneumococcica, tra gli obiettivi di budget del dipartimento, esattamente al pari di tutti gli altri”. Attualmente, tuttavia, il sistema si scontra con una rigida burocrazia della privacy che limita la condivisione delle informazioni: “un medico – osserva – non può comunicare o ricevere gli elenchi dei propri pazienti fragili, come i diabetici, creando un cortocircuito organizzativo. Per superare questa criticità e sostenere l'impatto della transizione demografica ed epidemiologica, il singolo professionista non può essere lasciato solo; serve fare rete e strutturare un'organizzazione capace di gestire il carico assistenziale”.

Le risorse per la prevenzione

“Abbiamo implementato in modo strutturale e permanente per la prima volta nella storia del nostro Sistema sanitario nazionale le risorse per la prevenzione, finalizzandole in particolare al potenziamento degli interventi vaccinali e degli screening”, rivendica Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della Programmazione, dei Dispositivi Medici, del Farmaco e delle Politiche in favore del Ssn del ministero della SalutePer ottimizzare questo investimento è tuttavia necessario raccogliere, elaborare e interconnettere dati ed evidenze, così da poter rivedere e riprogettare i modelli organizzativi. “Sebbene – continua Mennini – sia doveroso considerare le peculiarità locali che richiedono soluzioni specifiche, l'obiettivo primario rimane definire un assetto omogeneo su tutto il territorio nazionale. La misurazione e il monitoraggio costante sono indispensabili per individuare dove si generano le inefficienze e comprendere le motivazioni per cui le risposte variano tra i diversi contesti”. Su questo fronte, il ministero della Salute e Agenas hanno attivato diversi strumenti dedicati all'integrazione informativa. “Questo tracciamento – spiega – consente di valutare sia l'efficacia degli interventi in termini di salute e qualità della vita del paziente sia il loro impatto economico complessivo. L'investimento nella prevenzione e in una gestione efficiente delle campagne vaccinali si conferma infatti ben più vantaggioso della successiva cura, generando un ritorno economico positivo non solo per il Fondo Sanitario Nazionale, ma per l'intero sistema Paese”.

La strategia di rete e le farmacie

Il territorio è l'elemento fondamentale su cui intervenire per migliorare i servizi. “In particolare, quest'anno la Regione Lazio ha aumentato del 20% le dosi di vaccino antinfluenzale destinate alle farmacie. Questo incremento è legato all'impatto significativo che la rete territoriale ha dimostrato di avere; un impatto che, naturalmente, deve agire in forte sinergia con tutti gli altri attori del territorio”, commenta Alfredo Procaccini, vicepresidente vicario di Federfarma. “L'obiettivo generale è mettere il paziente al centro della rete assistenziale, garantendogli una reale protezione. Questo è ancora più fondamentale se consideriamo l'eredità lasciata dall'emergenza Covid: un'onda di fake news e disinformazione che continua a generare diffidenza in molti cittadini. Un'esitazione che deve essere superata grazie all'intervento di figure qualificate, come il medico di medicina generale e il farmacista che, insieme al ministero della Salute, faranno comprendere l'importanza e l'efficacia della sanità di prossimità. Credo che in questa fase riusciremo ad aumentare notevolmente la copertura vaccinale”.

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