Alzheimer
20 Aprile 2026La società richiama evidenze a lungo termine e dati real world sul farmaco anti-amiloide

Dopo la pubblicazione della revisione Cochrane sugli anticorpi monoclonali anti-amiloide per la malattia di Alzheimer, Eisai interviene nel dibattito e in una nota mette in evidenza dati a lungo termine ed evidenze real world che confermano i benefici clinici di lecanemab nel rallentare la progressione della patologia.
Nei giorni scorsi la review Cochrane, basata su 17 studi randomizzati e 20.342 pazienti con decadimento cognitivo lieve o demenza lieve, aveva concluso che questi trattamenti mostrano benefici clinici modesti a fronte di un aumento delle anomalie radiologiche cerebrali correlate al trattamento (ARIA).
In risposta, Eisai richiama dati a 48 mesi secondo cui lecanemab ridurrebbe del 56% il rischio di progressione verso stadi avanzati della malattia. L’azienda riferisce inoltre che l’81% dei pazienti trattati rimarrebbe nelle fasi iniziali, evitando il passaggio a stadi associati a maggiore perdita di memoria e autonomia.
La società cita anche risultati preliminari dello studio real world LEADER, presentati all’International Conference on Alzheimer’s and Parkinson’s Diseases and Related Neurological Disorders (AD/PD 2026) di Copenaghen. Dopo circa un anno di trattamento, l’82,2% dei pazienti ApoE e4 non carrier o eterozigoti sarebbe rimasto stabile, mentre il 5,2% avrebbe mostrato un miglioramento clinico.
Secondo la nota, dagli studi emergerebbe inoltre un miglioramento della qualità di vita dei pazienti compreso tra il 43% e il 53%, in base alla scala utilizzata, e una riduzione del carico assistenziale dei caregiver del 39%.
Sul fronte della sicurezza, Eisai richiama i dati dello studio registrativo Clarity AD, secondo cui la quasi totalità degli eventi ARIA sarebbe risultata transitoria, asintomatica e di grado lieve. L’incidenza di ARIA-E sintomatici nei pazienti eleggibili viene indicata all’1,6%.
L’azienda segnala infine esperienze post-marketing su circa 4.000 pazienti trattati negli Stati Uniti, Giappone, Israele e Cina, ritenute coerenti con il profilo di sicurezza già valutato dall’EMA nel percorso che ha portato all’approvazione europea del farmaco.
Il confronto sul valore clinico degli anticorpi anti-amiloide resta aperto e coinvolge efficacia, selezione dei pazienti candidabili, monitoraggio della sicurezza e sostenibilità organizzativa dei percorsi assistenziali.
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