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18 Luglio 2025

Ipertensione resistente, baxdrostat riduce la pressione arteriosa

In pazienti con ipertensione non controllata o resistente al trattamento, l’aggiunta alla terapia standard di baxdrostat ha dimostrato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante della pressione arteriosa sistolica a 12 settimane, rispetto al placebo


cuore salute

In pazienti con ipertensione non controllata o resistente al trattamento, l’aggiunta alla terapia standard di baxdrostat ha dimostrato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante della pressione arteriosa sistolica a 12 settimane, rispetto al placebo. Lo evidenziano i risultati dello studio di fase 3 BaxHtn, resi noti da AstraZeneca in una nota ufficiale. Il farmaco ha raggiunto tutti gli endpoint secondari ed è risultato generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza favorevole.

Baxdrostat è un inibitore selettivo dell’aldosterone sintasi (ASI), attivo sul meccanismo ormonale alla base dell’aumento pressorio e del rischio cardiovascolare e renale. I dati dello studio saranno condivisi con le autorità regolatorie a livello globale e presentati in una late-breaking session al prossimo congresso ESC (European Society of Cardiology) in programma ad agosto.

Lo studio BaxHtn, randomizzato, multicentrico, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto due categorie di pazienti: quelli con ipertensione non controllata in trattamento con due farmaci antipertensivi, e quelli con ipertensione resistente, trattati con tre o più farmaci, tra cui un diuretico. I dosaggi testati di baxdrostat erano 1 mg e 2 mg, somministrati una volta al giorno.

“Questi risultati – ha aggiunto Sharon Barr, Executive Vice President, BioPharmaceuticals R&D di AstraZeneca – confermano il potenziale di baxdrostat nel rispondere a un bisogno clinico ancora insoddisfatto, agendo su un meccanismo innovativo in un’area dove non si registrano nuove opzioni terapeutiche da oltre vent’anni”.

A livello globale, 1,3 miliardi di persone convivono con l’ipertensione, principale fattore di rischio per infarto, ictus, scompenso cardiaco e malattia renale. Negli Stati Uniti, circa il 50% dei pazienti ipertesi non riesce a ottenere un controllo adeguato nonostante l’impiego di terapie combinate. La disregolazione dell’aldosterone è oggi riconosciuta come uno dei principali fattori fisiopatologici alla base dell’ipertensione difficile da trattare.

Attualmente baxdrostat è oggetto di studio anche in:

  • monoterapia per ipertensione e aldosteronismo primario;
  • combinazione con dapagliflozin per la malattia renale cronica e la prevenzione dello scompenso cardiaco nei pazienti ipertesi ad alto rischio.

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