Alzheimer
01 Aprile 2025Il comitato scientifico dell'ente regolatorio Ue ha ritenuto che i rischi di Aria, un effetto collaterale che può portare a potenziali emorragie cerebrali, per i pazienti superassero di gran lunga i benefici, anche per la mancanza di dati a lungo termine sull'efficacia

"Ancora una volta l'accesso all'innovazione è negata ai malati di Alzheimer residenti in Europa", dichiara Patrizia Spadin, presidente dell'Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), dopo che il Comitato per i medicinali a uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco Ema ha raccomandato la non immissione in commercio di donanemab, nuovo anticorpo monoclonale per le fasi lievi della malattia di Alzheimer. Il comitato scientifico dell'ente regolatorio Ue - ricorda l'Aima - ha ritenuto che i rischi di Aria, un effetto collaterale che può portare a potenziali emorragie cerebrali, per i pazienti superassero di gran lunga i benefici, anche per la mancanza di dati a lungo termine sull'efficacia.
"Comprendiamo la preoccupazione per la sicurezza - afferma Spadin in una nota - ma siamo dell'opinione che un programma di accesso controllato con rigorosi requisiti di monitoraggio, così come stabilito per lecanemab a novembre 2024" dopo un primo no del Chmp Ema, "avrebbe permesso alle persone con malattia di Alzheimer lieve di fare scelte autonome con il loro medico specialista di riferimento, in Europa come negli Stati Uniti, in Cina, Giappone e Regno Unito, dove donanemab è stato già approvato".
"Purtroppo - osserva la presidente Aima - ci sono già grandi differenze tra i malati, determinate dal luogo dove vivono, dal livello culturale e dalla competenza e capacità di farsene carico da parte del sistema di cura. Le scelte di Ema, che inducono i pazienti europei a viaggiare inseguendo, a pagamento, le terapie innovative - attacca Spadin - fanno diventare la malattia di Alzheimer una malattia per ricchi. E lo riteniamo inaccettabile".
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