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Medicina

09 Aprile 2024

Infertilità e stimolazione ovarica, disponibile nuova formulazione di gonadotropina

Negli ultimi 10 anni (2012-2022) c’è stato un incremento del 73% nel ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) e a gennaio 2025 entreranno anche a far parte dei Livelli Essenziali di Assistenza


Negli ultimi 10 anni (2012-2022) c’è stato un incremento del 73% nel ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) e a gennaio 2025 entreranno anche a far parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il percorso intrapreso da molte coppie con diagnosi di infertilità comprende diversi livelli di complessità e un passaggio importante della Pma è la stimolazione ovarica, primo step del percorso che ha l’obiettivo di aumentare la produzione di follicoli maturi durante un ciclo, dura in media 15 giorni e prevede l’iniezione sottocute di gonadotropine che la donna può autosomministrarsi in autonomia. Se ne è parlato con diversi esperti in materia di procreazione assistita durante un evento promosso da Ibsa, che ha lanciato una nuova formulazione della gonadotropina in flacone multidose che “offre la possibilità di calibrare precisamente il dosaggio del farmaco sulla base delle specifiche esigenze di ciascuna paziente”.

Secondo recenti stime, presentate durante l’evento in 10 anni circa 4 parti su 100 sono risultati di procreazione assistita, in particolare, la fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni nell’utero (FIVET) che in dieci anni dal 37% al 48%. Prossimamente queste procedure entreranno anche a far parte dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), “un passo avanti fondamentale per garantire l'accesso equo a tutte le coppie con problemi di fertilità, indipendentemente dalla Regione di residenza – ha sottolineato Luca Mencaglia, Presidente Fondazione PMA. - Purtroppo, è notizia recente che l’entrata in vigore del nuovo tariffario LEA è slittata ulteriormente a gennaio 2025, rinvio che pesa in particolare nell’ambito della medicina della riproduzione dove il fattore tempo gioca un ruolo cruciale sulla probabilità di successo dei trattamenti, almeno per quelle coppie che si avvicinano a questi percorsi già in età avanzata”.

“A livello globale e nazionale stiamo assistendo a un calo costante della natalità e a un ritardo nell'età media della prima maternità. Sempre più coppie credono di poter facilmente concepire anche dopo i 40-45 anni, ignorando i limiti biologici – ha affermato Nicola Colacurci, Past President della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) e coordinatore GISS Medicina della Riproduzione – È essenziale sensibilizzare le coppie sull’età considerando che la capacità riproduttiva diminuisce già dai 35 anni, e ciò va a incidere anche sulla riuscita del percorso di PMA”.
"Le cause più comuni di infertilità includono per la donna una ridotta riserva ovarica, problematiche alle tube, infertilità endocrina ed endometriosi, mentre l'infertilità maschile si verifica quando è basso il numero di spermatozoi sani o quando si riscontrano problemi con la funzionalità spermatica che rendono difficile la fertilizzazione dell'ovocita in condizioni normali” ha aggiunto Guglielmo Ragusa, Presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (S.I.R.U.).

L’età è un fattore fondamentale anche per la stimolazione ovarica effettuata in una fase iniziale del percorso di PMA il cui obiettivo è aumentare la produzione di follicoli maturi durante un ciclo, per raccogliere un numero adeguato di cellule uovo che possono poi essere fecondate in laboratorio. Questa fase dura in media 15 giorni e prevede l’iniezione sottocute di ormoni detti gonadotropine che stimolano le ovaie a produrre più ovociti maturi e che la donna può autosomministrarsi in autonomia.

“Oggi abbiamo diverse opzioni di trattamento per personalizzare l'approccio alla stimolazione ovarica, selezionando il protocollo di trattamento ottimale per ciascuna paziente – ha commentato Adolfo Allegra, Presidente nazionale di CECOS Italia (Centri conservazione ovociti e spermatozoi). - Poter disporre di nuove formulazioni versatili nelle modalità di somministrazione viene incontro a un’esigenza molto sentita da parte delle donne di poter disporre di terapie facili da maneggiare e autosomministrarsi, aumentando l’aderenza al trattamento, oltre ad offrire la possibilità di calibrare precisamente il dosaggio del farmaco sulla base delle specifiche esigenze di ciascuna paziente”.

“Oltre all’età della donna va considerata la sua riserva ovarica, ovvero il numero di ovociti ancora immaturi presenti nelle ovaie, che diminuisce in funzione dell’avanzare degli anni ma che può essere influenzata anche da altri elementi. - ha dichiarato Paola Anserini, Presidente della Società Italiana di Fertilità, Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES-MR). Inoltre, altri fattori da considerare nella valutazione della fertilità della donna includono anche l’indice di massa corporea e la risposta a cicli precedenti di stimolazione ovarica, così come la causa di infertilità e la sua durata che possono influenzare l’esito dei trattamenti”.

Le gonadotropine, impiegate nei trattamenti di PMA già dagli anni ‘80, e come ha sottolineato Allegra, “per ciò che concerne la possibile relazione con l’aumento del rischio di cancro non vi sono ancora evidenze conclusive, anche se la letteratura più recente appare confortante, almeno per le donne che non hanno avuto figli. Peraltro, con l’uso di questi farmaci non sono stati riportati né effetti a distanza né un incremento del rischio di insorgenza di altre malattie in maniera significativamente diversa rispetto alla popolazione controllo non trattata”.
“Nel campo della medicina della riproduzione, IBSA ha una lunga esperienza e ha generato un know-how scientifico e tecnologico molto solido. La nostra filosofia di ricerca e sviluppo si basa sull'ascolto attento dei pazienti per offrire trattamenti nella forma migliore” – afferma Tiziano Fossati, Responsabile della Ricerca e Sviluppo Farmaceutica di IBSA.

TAG: GINECOLOGIA

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