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Farmaci

25 Gennaio 2024

Carcinoma uroteliale, nuovi dati confermano terapia mantenimento con avelumab

Nuovi dati rafforzano ulteriormente il regime terapeutico che prevede una chemioterapia di prima linea a base di platino, seguita da una fase di mantenimento con avelumab come standard di cura per i pazienti eleggibili affetti da carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico


Nuovi dati real-world, cioè dalla pratica clinica, rafforzano ulteriormente il regime terapeutico che prevede una chemioterapia di prima linea a base di platino, seguita da una fase di mantenimento con avelumab come standard di cura per i pazienti eleggibili affetti da carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico, che non sono andati in progressione dopo la chemioterapia di prima linea. Lo anticipa Merck, in occasione del Simposio annuale sui tumori genitourinari della American Society of Clinical Oncology (Asco), in programma a San Francisco dal 25 al 27 gennaio.
I dati - spiega una nota - includono studi real-world che confermano, come nello studio clinico 'Javelin Bladder', una sopravvivenza globale mediana di circa 30 mesi nei pazienti senza progressione dopo la chemioterapia di prima linea. Ulteriori analisi effettuate su dati real-word offrono per la prima volta spunti circa i risultati di sopravvivenza globale ottenuti proponendo una sequenza terapeutica che prevede, per pazienti in progressione dal regime di trattamento ‘Javelin Bladder', l'utilizzo di anticorpi farmaco-coniugati (Adc,  Antibody-drug conjugate) come enfortumab vedotin. Alcuni dati preliminari suggeriscono che nei pazienti che hanno ricevuto la terapia con un Adc, dopo il regime 'Javelin Bladder', la sopravvivenza mediana dall'inizio della chemioterapia di prima linea ha raggiunto i 40 mesi.
"Lo studio 'Javelin Bladder 100' - osserva Tamas Sütö, Senior Vice President e Head of Medical Unit Oncology di Merck - ha contribuito a trasformare lo standard di cura per i pazienti con tumore della vescica in stadio avanzato in un momento in cui, da decenni, non si vedevano importanti progressi. Continuando a condividere le nuove ricerche su avelumab, compresi i dati sulla qualità della vita correlata alla salute, sulle popolazioni 'chiave'  di pazienti e sulla sequenza terapeutica, possiamo aiutare  ulteriormente i clinici a prendere decisioni consapevoli circa il  trattamento di ogni singolo paziente".

TAG: ONCOLOGIA, TUMORI

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