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Lazio

04 Novembre 2026

Lazio, via libera a 78 milioni per il San Raffaele. Scontro in Consiglio

Approvata la legge sui debiti fuori bilancio dopo il contenzioso con il gruppo sanitario privato


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Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato il 3 novembre, con 27 voti favorevoli, la legge sul riconoscimento dei debiti fuori bilancio che comprende circa 78 milioni di euro destinati al San Raffaele, società della sanità privata controllata dalla famiglia Angelucci. Il voto è arrivato dopo un confronto tra maggioranza e opposizioni sulla gestione del contenzioso giudiziario e sui tempi del pagamento. I gruppi di minoranza hanno abbandonato l'Aula prima della votazione finale.

Il provvedimento dà seguito a una sentenza del Consiglio di Stato relativa a una controversia avviata dopo i tagli ai budget delle cliniche private decisi dalla Regione Lazio nel 2010.

Il contenzioso aveva inizialmente registrato una pronuncia favorevole alla Regione. Nel 2023 il Consiglio di Stato è intervenuto sulla vicenda, affidando la quantificazione del danno a una successiva consulenza tecnica. Una sentenza esecutiva di ottemperanza dello scorso luglio aveva quindi determinato un importo superiore a 82 milioni di euro, comprensivo di capitale, rivalutazione e interessi.

Nella precedente seduta consiliare, un emendamento condiviso da maggioranza e opposizioni aveva escluso dal pagamento immediato gli interessi, rinviandone la quantificazione al Consiglio di Stato. La modifica ha ridotto di oltre 4,14 milioni di euro la somma inizialmente prevista, portandola a circa 78 milioni.

Il presidente della Regione Francesco Rocca ha difeso la decisione, sostenendo che l'amministrazione debba dare esecuzione alla sentenza e che ulteriori ritardi comporterebbero nuovi oneri. Secondo le cifre indicate dal presidente, ogni giorno di rinvio determina circa 9.000 euro di interessi aggiuntivi.

Rocca ha inoltre sottolineato che il pagamento incide sulle disponibilità del bilancio sanitario regionale e ha respinto le contestazioni sulla gestione del procedimento.

Di diverso avviso le opposizioni, che hanno chiesto di attendere l'udienza del 5 novembre davanti al Consiglio di Stato, relativa al ricorso per revocazione contro la sentenza di ottemperanza.

Il consigliere di Azione Alessio D'Amato, già assessore regionale alla Sanità, ha contestato la gestione del contenzioso, richiamando in particolare la mancata presentazione di una controperizia e le scelte compiute nella fase dei ricorsi.

I capigruppo delle minoranze hanno motivato l'uscita dall'Aula con la contrarietà ai tempi e alle modalità dell'approvazione. Hanno inoltre annunciato la presentazione di un dossier alle autorità competenti per chiedere chiarimenti sulla vicenda.

Dalla maggioranza, il capogruppo di Fratelli d'Italia Daniele Sabatini ha sostenuto che il provvedimento deriva da una decisione giudiziaria e che la Regione ha limitato il riconoscimento alla sorte capitale e alla rivalutazione monetaria.

L'assessore al Bilancio Giancarlo Righini ha respinto le critiche dell'opposizione, attribuendo alle precedenti amministrazioni le responsabilità per i ritardi nella gestione della controversia.

Resta quindi aperta la questione degli interessi, mentre il Consiglio regionale ha autorizzato il riconoscimento del debito previsto dalla legge approvata.

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