Dati sanitari
16 Settembre 2026Con lo Spazio europeo dei dati sanitari si apre il tema del valore generato dagli usi secondari

Un nuovo modello per governare l'accesso ai dati sanitari e definire il valore generato dal loro utilizzo per ricerca, innovazione e politiche sanitarie. È la proposta al centro del convegno “La valorizzazione della ricerca biomedica ad alta intensità di dati. Prospettive scientifiche, sfide etico-regolatorie e implicazioni strategiche”, che è svolto all'Università degli Studi di Milano, promosso da POLHIS insieme al Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO), al Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale e a BION – Cluster Lombardo Scienze della Vita.
Il confronto parte dall'attuazione dello Spazio europeo dei dati sanitari, European Health Data Space (EHDS), previsto dal Regolamento UE 2025/327. Il sistema punta a migliorare l'accesso e il controllo dei cittadini sui propri dati sanitari e a consentirne il riutilizzo per finalità di interesse pubblico, tra cui ricerca scientifica e sviluppo delle politiche sanitarie.
L'articolo 62 del Regolamento stabilisce che per la messa a disposizione dei dati per usi secondari possano essere applicate tariffe, purché proporzionate ai costi, trasparenti e non discriminatorie. Secondo i promotori del convegno, questo passaggio rende necessario definire criteri per governare anche il valore scientifico, tecnologico ed economico prodotto attraverso l'utilizzo dei dati.
«La disponibilità di grandi dataset sanitari di elevata qualità sta diventando un elemento di competitività scientifica, industriale e geopolitica», afferma Gianluca Vago, direttore del DIPO della Statale di Milano. Secondo Vago, l'EHDS rende «essenziale definire fin d'ora criteri e modelli che consentano di governare questa condivisione e il valore che può generare».
Il confronto prende le mosse dalla Lombardia, dove nel 2024 erano 56 i centri coinvolti in sperimentazioni autorizzate da Aifa. A livello nazionale, nello stesso anno, gli studi clinici autorizzati sono stati 669. L'obiettivo dichiarato è però arrivare oltre il livello regionale.
«Vogliamo arrivare a indicazioni condivise e a possibili linee di indirizzo, da sottoporre anche al decisore politico», spiega Virginia Sanchini, ricercatrice al DIPO. La questione, aggiunge, riguarda il modo in cui governare una risorsa prodotta dal sistema affinché il valore generato produca benefici anche per le istituzioni che hanno contribuito a crearla.
Per Luca Marelli, professore associato di Etica e Governance della ricerca sanitaria alla Statale, occorre evitare sia una chiusura che limiti ricerca e innovazione sia «un modello puramente estrattivo, nel quale il valore generato a partire dai dati sanitari italiani venga catturato prevalentemente da soggetti esterni».
Il ritorno per il sistema, secondo i promotori, non deve essere necessariamente solo economico. Può tradursi anche in risorse per la ricerca, infrastrutture, competenze, capacità computazionale, accesso a tecnologie e collaborazioni scientifiche, con benefici per il Servizio sanitario nazionale e per i pazienti.
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