Farmaci
16 Settembre 2026La politica statunitense sui prezzi potrebbe modificare le strategie delle aziende nei mercati con prezzi più bassi

La politica statunitense che punta ad allineare i prezzi dei farmaci ai livelli più bassi praticati negli altri Paesi sviluppati potrebbe incentivare le aziende farmaceutiche a ritardare il lancio di nuovi medicinali nei mercati europei con prezzi inferiori. È quanto emerge da uno studio di modellizzazione pubblicato su The Lancet, riportato da Euronews Health. La Commissione europea sta intanto valutando le possibili conseguenze della politica statunitense sull'accesso alle terapie innovative nell'Unione.
Il meccanismo statunitense della “nazione più favorita”, Most-Favoured-Nation (MFN), collega i prezzi riconosciuti negli Stati Uniti a quelli applicati in altri Paesi ad alto reddito. I ricercatori hanno analizzato 195 farmaci brevettati, che rappresentano complessivamente 87,9 miliardi di dollari di spesa annuale negli Stati Uniti. Per tre medicinali su quattro, secondo lo studio, la perdita derivante dalla riduzione dei prezzi statunitensi sarebbe superiore alle vendite annuali complessive dello stesso prodotto nei Paesi utilizzati come riferimento.
Secondo gli autori, questo meccanismo potrebbe incentivare i produttori a posticipare l'ingresso nei mercati di riferimento caratterizzati dai prezzi più bassi, evitando che questi valori incidano sulla determinazione dei prezzi statunitensi. «Le politiche negli Stati Uniti possono influenzare l'accesso ai farmaci a livello globale», ha dichiarato Kerstin Vokinger, dell'ETH di Zurigo e dell'Università di Zurigo, tra gli autori dello studio.
Negli ultimi mesi è stata registrata una riduzione dei nuovi lanci nell'Unione europea. Nei dieci mesi successivi all'ordine esecutivo statunitense, i lanci sono diminuiti di circa il 35% rispetto ai dieci mesi precedenti. Non è tuttavia possibile stabilire un rapporto causale diretto tra questa riduzione e la politica MFN. Anche la Commissione europea ritiene al momento difficile distinguere gli effetti delle misure statunitensi da quelli determinati dall'incertezza sulla loro applicazione.
La questione riguarda anche la sostenibilità della spesa farmaceutica. Thomas Hwang, del Brigham and Women's Hospital e autore principale dello studio, ha indicato che i Paesi utilizzati come riferimento, tra cui Germania, Giappone e Australia, stanno affrontando pressioni per aumentare prezzi e spesa per i medicinali, a fronte di margini di bilancio limitati.
Secondo le simulazioni dello studio, la politica MFN potrebbe consentire agli Stati Uniti risparmi per 5,2 miliardi di dollari sui farmaci utilizzati in ospedale e per 6,4 miliardi su quelli acquistati in farmacia. Con un'applicazione più ampia, le riduzioni della spesa potrebbero raggiungere rispettivamente 21 e 25,5 miliardi. Gli accordi riservati conclusi da 17 aziende con l'amministrazione statunitense potrebbero tuttavia ridurre del 71% i risparmi potenziali qualora comportassero l'esclusione dei produttori dalle nuove regole.
La Commissione europea sta esaminando gli effetti della politica MFN dopo l'incarico affidato a giugno dai ministri della Salute al commissario europeo competente. La valutazione riguarda possibili ritardi nei lanci, aumenti dei prezzi e conseguenze sull'accesso ai farmaci innovativi. Secondo quanto riportato da Euronews Health, la Commissione ritiene però ancora prematuro attribuire direttamente alle misure statunitensi le variazioni osservate sul mercato europeo.
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