Endometriosi
15 Settembre 2026È quanto emerge dal report dell'Osservatorio GIMBE "Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali", al centro della conferenza stampa che si è svolta al Senato

Fino a 10 anni per arrivare a una diagnosi e un'assistenza che cambia profondamente da una Regione all'altra. L'endometriosi resta una patologia fortemente sottodiagnosticata e segnata da profonde diseguaglianze nell'accesso ai percorsi di cura. È quanto emerge dal report dell'Osservatorio GIMBE "Endometriosi: evidenze scientifiche e diseguaglianze regionali", al centro della conferenza stampa "Endometriosi, la malattia silenziosa", che si è svolta al Senato alla presenza della vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, del presidente GIMBE Nino Cartabellotta e della senatrice M5s Barbara Floridia. Una malattia che interessa circa il 10% delle donne in età riproduttiva nel mondo e che può avere conseguenze importanti sulla qualità della vita, sulla fertilità e sulla partecipazione sociale, ma che in Italia resta ancora ampiamente sotto-diagnosticata. "L'endometriosi è una malattia silenziosa ma molto sofferta per le donne", ha sottolineato Cartabellotta nell'intervista a margine della conferenza. "Sono circa 7-10 anni che intercorrono dai primi sintomi alla diagnosi e spesso questa malattia rimane misconosciuta". Il report, realizzato con il contributo non condizionante di Gedeon Richter Italia, ha passato in rassegna le evidenze scientifiche disponibili su diagnosi, terapia e interventi sanitari, concentrandosi in particolare sull'organizzazione dell'assistenza nelle Regioni e nelle Province autonome.
Il nodo principale, secondo GIMBE, è rappresentato dalle profonde differenze territoriali. Solo alcune Regioni dispongono infatti contemporaneamente di percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) e reti cliniche dedicate, mentre in molte altre i percorsi risultano parziali o assenti. "Ci siamo soprattutto concentrati sulle grandi differenze che esistono tra le Regioni nella disponibilità di percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali e nell'organizzazione di un'assistenza a rete", ha spiegato, a Sanità33, Cartabellotta. "Soltanto 9 Regioni hanno deliberato PDTA in rete e questo incide sul fatto che l'assistenza alle donne con endometriosi rimane molto frammentata in Italia e i diritti non vengono garantiti in tutto il Paese". L'endometriosi è stata inserita tra le patologie croniche nel nuovo Piano Nazionale della Cronicità 2024-2025, approvato in Conferenza Stato-Regioni. Un riconoscimento che, secondo GIMBE, rappresenta un passo avanti, ma che rischia di restare sulla carta senza un recepimento pieno e uniforme da parte delle Regioni. Anche sul fronte delle esenzioni il quadro resta complesso. Le forme di endometriosi negli stadi III e IV sono state inserite tra le patologie croniche esenti con il DPCM sui Lea del 2017, ma l'operatività dell'esenzione è arrivata solo a fine 2024 con l'aggiornamento del nomenclatore tariffario. Restano escluse le forme meno gravi e, soprattutto, persistono differenze territoriali nell'accesso alle prestazioni e nei servizi aggiuntivi messi a disposizione dalle singole Regioni. "Nel complesso emerge una tutela a geometria variabile", ha osservato Cartabellotta.
A portare il tema sul terreno della politica sanitaria è stata Mariolina Castellone, che ha sottolineato quanto il ritardo nella diagnosi incida sulla vita delle donne. "Di invisibile non c'è assolutamente nulla, perché è una malattia che comporta anni e anni di dolore, di rinunce, di modifica della propria vita", ha detto la vicepresidente del Senato. "Il rapporto GIMBE evidenzia proprio la differenza che c'è tra le donne e la difficoltà delle donne italiane ad accedere a percorsi di cura, a percorsi di terapia", ha aggiunto Castellone. La priorità, ha sottolineato, è "rafforzare la ricerca e soprattutto garantire a tutte le ragazze italiane tempi di diagnosi sempre più precoci". "Non è normale convivere con il dolore, non bisogna accettare il dolore pensando che non ci sia nulla da fare", ha rimarcato. "È una malattia in cui bisogna accendere sempre di più il faro". Sul fronte politico, Barbara Floridia ha indicato nella ricerca e nell'uniformità dell'assistenza due delle priorità da affrontare. "È importantissimo aumentare la ricerca e cercheremo di implementare e mettere risorse per aumentare la ricerca, implementare i PDTA e cercare di uniformare il sistema sanitario nazionale", ha affermato. Accanto all'organizzazione dei servizi, Floridia ha richiamato l'attenzione sulla necessità di intervenire prima ancora che le donne arrivino ai servizi sanitari. "È davvero importante formare gli operatori, parlarne nelle scuole ed educare le ragazze al riconoscimento della patologia anche in autonomia", ha detto.
Una maggiore consapevolezza, secondo la senatrice, può contribuire ad accorciare il percorso verso la diagnosi e a migliorare la gestione quotidiana della malattia.
Anna Capasso
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