Clima
16 Settembre 2026Nel recepimento della direttiva UE, ISDE chiede indicatori sull’esposizione della popolazione, valutazione degli effetti sanitari e maggiori tutele per i soggetti vulnerabili

Rafforzare il recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, introducendo una valutazione dell’esposizione reale della popolazione e integrando maggiormente politiche ambientali e sanitarie. È quanto ha chiesto ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente nell’ambito dell’esame dell’Atto del Governo n. 435, lo schema di decreto legislativo che attua in Italia la direttiva (UE) 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente.
La posizione è stata illustrata il 16 settembre da Laura Reali, medico pediatra e componente della Giunta nazionale ISDE. Secondo l’associazione, il recepimento della direttiva dovrebbe essere considerato anche un intervento di prevenzione primaria, con particolare attenzione alle persone maggiormente vulnerabili.
«Non basta sapere se una centralina supera un limite: occorre conoscere quante persone respirano aria nociva, per quanto tempo e come varia la loro esposizione», ha affermato Reali. ISDE chiede quindi che gli indicatori di esposizione media al PM2,5 e al biossido di azoto siano pubblici, comprensibili e confrontabili nel tempo. Secondo l’associazione, le unità territoriali utilizzate dovrebbero inoltre permettere di individuare le situazioni locali più critiche, comprese le aree urbane, industriali e portuali.
Un secondo punto riguarda l’integrazione tra ambiente e sanità. ISDE propone che i piani per la qualità dell’aria comprendano una sezione dedicata agli effetti sanitari dell’inquinamento e ai benefici attesi dalle misure di risanamento, con il coinvolgimento delle strutture competenti del Servizio sanitario nazionale.
L’associazione richiama in particolare la tutela di scuole, servizi per l’infanzia, ospedali e strutture sanitarie e sociosanitarie. «L’inquinamento atmosferico è anche un fattore di disuguaglianza», ha sottolineato Reali, ricordando inoltre i possibili effetti dell’esposizione sullo sviluppo del bambino, a partire dalla vita fetale.
Durante l’esame del provvedimento è stato presentato anche un documento tecnico con proposte di modifica all’Atto del Governo n. 435, elaborato con Kyoto Club, Transport & Environment, Clean Cities, Cittadini per l’Aria e Torino Respira.
Tra le proposte figurano tabelle di marcia per la qualità dell’aria con responsabili, risorse, tempi, risultati attesi e obiettivi intermedi; verifiche almeno annuali sull’attuazione; maggiore trasparenza degli indicatori di esposizione; possibilità di utilizzare unità territoriali sub-regionali; misurazione contestuale di PM2,5 e NO₂ nelle stazioni utilizzate per gli indicatori di esposizione media e maggiori garanzie per le popolazioni vulnerabili.
Il documento chiede inoltre un collegamento più stretto con le politiche della mobilità. Nelle aree interessate da superamenti o dal rischio di superamento, i Piani urbani della mobilità sostenibile e gli altri strumenti di pianificazione dovrebbero indicare il contributo atteso delle misure alla riduzione delle emissioni, delle concentrazioni di PM2,5 e NO₂ e dell’esposizione della popolazione.
ISDE richiama infine la differenza tra i nuovi valori limite europei da raggiungere entro il 2030 e quelli raccomandati dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. «Il 2030 deve essere una tappa, non il punto di arrivo», ha affermato Reali, chiedendo che le politiche nazionali e territoriali siano progressivamente orientate verso i valori indicati dall’OMS.
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