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Infermieri

29 Luglio 2026

Infermieri, Eurispes propone nuovi modelli di lavoro nel Ssn

Lo studio indica nel convenzionamento una possibile formula intermedia tra lavoro dipendente e libera professione, con autonomia, tutele e integrazione nel servizio pubblico


infermiere

La carenza infermieristica non dipende soltanto dal numero dei professionisti, ma anche dalla capacità del Servizio sanitario nazionale di distribuirli, trattenerli e valorizzarli. È quanto sostiene Eurispes nello studio Oltre il lavoro dipendente. Nuovi modelli organizzativi del lavoro nell’area infermieristica, che propone di esplorare forme di rapporto intermedie tra lavoro subordinato e libera professione. 

Tra le ipotesi esaminate figura il convenzionamento con il Ssn, ispirato sul piano organizzativo al modello dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Secondo Eurispes, un sistema convenzionale o di reclutamento diretto regolato potrebbe coniugare autonomia professionale, flessibilità organizzativa e integrazione nel servizio pubblico, evitando sia la rigidità del lavoro dipendente sia il rischio di precarizzazione legato a forme non governate di lavoro autonomo.

Lo studio distingue tre dimensioni della carenza: insufficienza quantitativa, disallineamento organizzativo e inefficienze del mercato del lavoro. Aumentare i posti disponibili nei corsi di formazione è ritenuto necessario, ma non sufficiente senza interventi sulle condizioni professionali, sulla distribuzione delle competenze, sulle retribuzioni e sulle opportunità di carriera. 

In Italia si contano 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, rispetto a una media europea di 8,9. Eurispes invita però alla cautela nel confronto internazionale, considerate le differenze tra i sistemi sanitari, le definizioni professionali e la distribuzione delle attività tra le diverse professioni. Al 30 giugno 2026 risultavano iscritti all’Albo Fnopi 464.193 professionisti. 

La distribuzione territoriale resta disomogenea. Nel 2023 la media nazionale era di 69 infermieri ogni 10.000 residenti, con valori compresi tra gli 86,2 del Lazio e i 52,2 della Campania. L’età media si attestava intorno ai 45 anni. La retribuzione media era pari a circa 32.400 euro, contro i 39.800 euro della media Ocse. 

Il rapporto richiama anche la mobilità internazionale. Nel 2025 lo stock stimato di infermieri italiani registrati nei Paesi Ocse di destinazione era pari a circa 5.770, contro 5.725 nel 2022. Il 44% risultava nel Regno Unito, il 24% in Svizzera e il 12% in Belgio. Eurispes precisa che il dato può non comprendere tutte le forme di mobilità temporanea o non registrata.

Un ulteriore capitolo riguarda gli infermieri con formazione estera. Secondo le stime Fnopi richiamate dal rapporto, alla fine del 2025 operavano in Italia quasi 20.000 professionisti ammessi attraverso procedure derogatorie. Eurispes segnala la necessità di dati omogenei, controlli sui titoli, verifica delle competenze e trasparenza nei canali di reclutamento. 

Lo studio collega i nuovi modelli di lavoro anche alla riorganizzazione dell’assistenza territoriale. L’infermiere di famiglia o comunità viene indicato come una figura centrale nelle Case della Comunità, nella presa in carico delle cronicità e nel raccordo tra servizi, famiglie e territorio. La sua piena attuazione richiede, secondo Eurispes, équipe multiprofessionali, percorsi condivisi, formazione e strumenti organizzativi adeguati.

La proposta di convenzionamento è presentata come un’ipotesi da sviluppare in un quadro regolato. Per Eurispes, il modello dovrebbe garantire equo compenso, tutele, trasparenza e coerenza con la programmazione pubblica. L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero degli infermieri, ma creare condizioni capaci di trattenerli nel Ssn e valorizzarne pienamente il ruolo. 

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