case di comunità
24 Luglio 2026Delle circa 800 strutture realizzate con fondi Pnrr solo una settantina offrirebbe tutti i servizi previsti. Lo evidenzia un’inchiesta pubblicata da Famiglia Cristiana

Delle circa 800 Case di comunità realizzate con i fondi del Pnrr, solo una settantina garantirebbe tutti i servizi previsti. Le strutture pienamente operative sarebbero concentrate soprattutto nel Nord, mentre nelle altre l’attività risulterebbe limitata dalla carenza di medici e infermieri. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata da Famiglia Cristiana sullo stato di attuazione della riforma dell’assistenza territoriale.
Il numero delle strutture realizzate viene confrontato con l’obiettivo di 1.038 Case di comunità indicato entro il 30 giugno. Secondo Mario Braga, vicepresidente di Medici nel mondo Italia, «si parla di circa una settantina che garantiscono tutti i servizi previsti e sono quasi tutte concentrate al Nord. Nelle restanti si fa poco o nulla». Braga collega la situazione al fatto che le risorse del Pnrr possono essere utilizzate per strutture e tecnologie, ma non per assumere personale.
La carenza riguarda sia i medici sia gli infermieri. Secondo le stime riportate nell’inchiesta, a fronte di circa 60.000 infermieri mancanti a livello nazionale, almeno 10.000 servirebbero nelle Case di comunità.
Pina Onotri, segretaria generale del Sindacato medici italiani, descrive una presenza professionale ancora eterogenea. Nelle strutture operano medici a ruolo unico assunti dal Servizio sanitario nazionale, professionisti provenienti dalla continuità assistenziale e medici di famiglia chiamati a svolgere turni obbligatori fino a sei ore settimanali.
L’inchiesta raccoglie anche alcune esperienze considerate positive. La Casa di comunità di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, avrebbe raggiunto il pieno standard previsto dal Pnrr. La struttura comprende assistenti sociali, specialisti, psicologhe e un consultorio. Tra i servizi più recenti figura un’area climatizzata con assistenza medica e infermieristica per le persone colpite da malori legati al caldo.
A Monte Sant’Angelo, in Puglia, la Casa di comunità registra oltre 100 accessi al giorno. Carmela Fiore, direttrice del Distretto sociosanitario di Manfredonia, riferisce che molti cittadini stanno ancora conoscendo i servizi disponibili, ma che la struttura è già diventata un punto di riferimento per l’assistenza territoriale.
Ad aprire l’inchiesta è don Virginio Colmegna, presidente di Prima la comunità, che richiama la necessità di integrare servizi sanitari, sociali, scolastici e del volontariato. Secondo Colmegna, il modello funziona quando professionisti e realtà del territorio operano in modo coordinato.
L’inchiesta evidenzia quindi una distanza tra il numero delle strutture realizzate e la loro piena operatività. Il principale limite indicato riguarda l’assenza di personale sufficiente per garantire tutti i servizi previsti.
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