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Piano pandemico

06 Luglio 2026

Piani pandemici regionali, uno studio evidenzia criticità su gestione dell'infodemia

Una revisione pubblicata su BMC Public Health rileva un disallineamento tra evidenze scientifiche e piani pandemici regionali italiani


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La comunicazione del rischio è riconosciuta come un elemento centrale nella preparazione e nella risposta alle emergenze sanitarie, ma nei piani pandemici regionali italiani permangono criticità sul coinvolgimento dei cittadini, sull'inclusività e sulla gestione dell'infodemia. È quanto emerge da uno studio pubblicato su BMC Public Health e coordinato dai ricercatori dell'Università di Pisa nell'ambito del progetto CreSP – Comunicare il rischio nelle emergenze per la sanità pubblica, finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della Salute.

I ricercatori hanno condotto una revisione della letteratura scientifica internazionale sulla comunicazione del rischio nelle emergenze di sanità pubblica, confrontandone i risultati con i 18 piani pandemici regionali italiani. La revisione, realizzata secondo le linee guida PRISMA-ScR, ha preso in esame 12.479 pubblicazioni, delle quali 173 sono state incluse nell'analisi finale.

Lo studio evidenzia che la maggior parte delle pubblicazioni disponibili riguarda la risposta alla pandemia di Covid-19 ed è concentrata sulla fase di emergenza, mentre risultano meno rappresentate le attività di preparazione e di gestione del periodo successivo all'emergenza. Le strategie di comunicazione di massa, in particolare attraverso i social media, risultano predominanti rispetto agli approcci mirati e partecipativi.

Secondo gli autori, principi come tempestività, trasparenza e costruzione della fiducia sono ampiamente riconosciuti nella letteratura scientifica. Meno sviluppati risultano invece gli aspetti legati all'equità, al coinvolgimento attivo dei cittadini e alla gestione dell'infodemia.

L'analisi dei piani pandemici regionali italiani evidenzia inoltre una marcata eterogeneità. Sebbene tutti i documenti riconoscano l'importanza della comunicazione del rischio, questa viene frequentemente impostata come un processo unidirezionale, dall'istituzione verso i cittadini. I meccanismi strutturati di monitoraggio, valutazione, partecipazione della popolazione e gestione della disinformazione risultano invece affrontati in modo non uniforme.

Nelle conclusioni gli autori sottolineano il disallineamento tra le raccomandazioni della letteratura scientifica e gli strumenti istituzionali attualmente disponibili. Per rafforzare la preparazione alle future emergenze sanitarie ritengono necessario un approccio nazionale maggiormente integrato e standardizzato, che includa la comunicazione del rischio tra le infrastrutture della preparedness, sostenuta da indicatori misurabili e da un rafforzamento delle competenze dei professionisti.

Secondo i ricercatori, integrare in modo sistematico inclusività, modelli partecipativi e gestione dell'infodemia può contribuire a rafforzare la resilienza dei sistemi sanitari, promuovere l'equità e consolidare la fiducia della popolazione durante le future emergenze di sanità pubblica.

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