Ambiente
21 Aprile 2026La Società italiana di medicina ambientale richiama i possibili effetti della riattivazione delle centrali a carbone

La possibile riattivazione, anche temporanea, delle centrali a carbone non può essere valutata solo in termini di costo immediato dell’energia. È la posizione della Società Italiana di Medicina Ambientale, che richiama le ricadute sanitarie, ambientali ed economiche associate all’uso del carbone.
Secondo SIMA, la letteratura scientifica evidenzia che una quota rilevante dei costi del carbone ricade sulla collettività sotto forma di malattie, morti premature, ricoveri, perdita di produttività, danno ambientale e maggiore pressione sui sistemi sanitari.
«La riattivazione, anche temporanea, della produzione elettrica da carbone comporterebbe un aggravio documentato dei rischi ambientali e sanitari legati all’emissione di particolato fine, biossido di zolfo, ossidi di azoto, metalli tossici e altri inquinanti della combustione, con un aumento di mortalità e morbosità cardiovascolare e respiratoria, nonché un maggior rischio oncologico», afferma Alessandro Miani, presidente di SIMA.
La società scientifica aggiunge che agli impatti sanitari si sommano i costi economici indiretti, già stimati a livello europeo in centinaia di miliardi di euro l’anno, oltre al contributo del carbone alla crisi climatica, indicato come il combustibile fossile con il maggiore livello emissivo.
SIMA cita le più recenti stime della European Environment Agency, secondo cui nel 2022 in Italia al PM2.5 sono stati attribuiti 48.600 decessi prematuri nella popolazione con più di 30 anni.
Secondo quanto riportato, la mortalità italiana correlata al PM2.5 nello stesso anno risultava inoltre di 12 punti percentuali superiore alla media dell’Unione europea.
Per SIMA, il carbone incide su questa pressione sanitaria contribuendo alle emissioni di PM2.5 primario e dei suoi precursori, in particolare biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx), che favoriscono la formazione di particolato secondario in atmosfera.
«Il punto non è soltanto energetico», conclude Miani. «Il carbone rappresenta una scelta che, anche quando appare economicamente conveniente nel breve periodo, comporta costi sanitari e ambientali rilevanti, spesso non visibili in bolletta ma pagati dalla popolazione e dai sistemi sanitari».
Secondo SIMA, il tema riguarda quindi non solo la sicurezza energetica, ma anche prevenzione, salute pubblica, sostenibilità economica e responsabilità collettiva.
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