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Medici di Famiglia

05 Giugno 2026

Medicina territoriale, ancora nessun accordo sulla riforma. Sindacati in mobilitazione sulle Case di Comunità

A meno di un mese dalla scadenza del Pnrr per l'avvio delle Case di Comunità, resta aperto il confronto tra sindacati, Ministero della Salute e Regioni sulla riforma della medicina generale


medico di base cartella stipendio

La riforma della medicina territoriale resta in una fase di stallo. Per ora, nonostante diversi incontri tra le parti, non è stato ancora raggiunto un accordo tra sindacati dei medici di medicina generale, Ministero della Salute e Regioni sul decreto destinato a ridefinire l'organizzazione dell'assistenza territoriale e il ruolo dei medici nelle Case di Comunità previste dal Pnrr.

Intanto la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), che da circa un mese ha proclamato lo stato di agitazione, ha convocato per il 13 giugno a Roma una manifestazione con i direttivi provinciali provenienti da tutta Italia.

Tra i punti contestati dai sindacati vi sarebbe l'impianto complessivo della riforma. Una fonte sindacale citata da Adnkronos Salute sostiene che il modello proposto rischierebbe di "collettivizzare la medicina generale", riducendo il rapporto diretto tra medico e paziente e spostando l'attività all'interno di strutture organizzate.

Il nodo principale non sarebbe il possibile passaggio dalla convenzione alla dipendenza, tema che ha caratterizzato gran parte del dibattito pubblico negli ultimi mesi, ma il modello organizzativo previsto dal decreto. I sindacati avrebbero manifestato disponibilità a garantire una presenza nelle Case di Comunità, contestando però l'impostazione generale della riforma.

Dal canto suo, il Ministero della Salute ha più volte ribadito la disponibilità al confronto e alla presentazione di proposte emendative da parte delle organizzazioni sindacali.

La questione assume particolare rilevanza in vista della scadenza del 30 giugno, termine entro il quale dovrebbero entrare in funzione le Case di Comunità previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Sul tema è intervenuto recentemente anche il ministro della Salute Orazio Schillaci, che durante il Festival dell'Economia di Trento ha richiamato alcuni dati di una rilevazione della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso). Secondo l'indagine, nell'83% dei contatti con il medico di famiglia viene effettuata una prescrizione farmacologica, nel 67% una prescrizione di esami diagnostici e nel 60% una richiesta di visita specialistica, mentre solo il 33% degli assistiti viene visitato.

"Il medico di famiglia nel tempo si è trasformato, ma questo non per colpa sua, per via di una deriva sistemica che ha accelerato il Covid", ha affermato Schillaci. Il ministro ha inoltre ribadito che i medici di medicina generale rappresentano "il perno del nostro Servizio sanitario nazionale" e sono i professionisti che meglio conoscono i cittadini e possono indirizzarli verso le cure più appropriate.

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