sistemi sanitari
03 Giugno 2026Un documento dell’Ocse analizza il rapporto tra concorrenza e regolazione nella sanità e indica criticità legate ad accreditamento, professioni, sanità digitale e accesso alle informazioni

La regolazione sanitaria deve garantire qualità, sicurezza ed equità senza creare ostacoli inutili all’accesso alle cure, all’innovazione e all’efficienza del sistema. È una delle conclusioni del documento “Competition and regulation in the healthcare sector”, pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che analizza il rapporto tra concorrenza e regolazione nei sistemi sanitari dei Paesi membri.
Secondo il rapporto, la spesa sanitaria rappresenta in media circa il 10% del Pil dei Paesi Ocse e il 15% della spesa pubblica, con una crescita prevista nei prossimi anni anche per effetto dell’invecchiamento della popolazione. In questo contesto, l’Ocse evidenzia come la concorrenza possa contribuire a migliorare efficienza e qualità dei servizi, purché inserita all’interno di un quadro regolatorio adeguato.
Tra i principali elementi analizzati vi sono le regole che disciplinano l’ingresso di nuovi operatori nel mercato sanitario. Il documento osserva che alcune misure introdotte per garantire qualità e programmazione dell’offerta possono, in alcuni casi, limitare la capacità del sistema di aumentare i servizi disponibili. Vengono citati, tra gli esempi, i vincoli basati sulla valutazione preventiva del fabbisogno, le soglie minime di attività applicate in modo generalizzato e il coinvolgimento degli operatori già presenti nei processi autorizzativi.
Un capitolo è dedicato anche alle professioni sanitarie. L’Ocse sottolinea che norme troppo rigide sulla definizione delle competenze professionali o sulla portabilità delle abilitazioni possono contribuire ad aggravare le carenze di personale, ridurre l’accesso alle cure e aumentare i tempi di attesa.
Ampio spazio viene riservato alla trasformazione digitale. Secondo il rapporto, la diffusione di strumenti come telemedicina, fascicoli sanitari elettronici e utilizzo dei dati sanitari può essere rallentata dalla mancanza di interoperabilità tra sistemi informativi e da limitazioni nell’accesso ai dati. L’Ocse identifica proprio interoperabilità e condivisione delle informazioni come alcune delle principali aree di intervento per favorire l’innovazione organizzativa e tecnologica nei servizi sanitari.
Il documento evidenzia inoltre che la concorrenza può produrre benefici solo se cittadini e soggetti finanziatori dispongono di informazioni chiare e confrontabili su qualità, esiti e costi delle prestazioni. Per questo l’Ocse richiama l’importanza delle politiche di trasparenza e della pubblicazione di indicatori utilizzabili dai pazienti nelle scelte assistenziali.
L’analisi conclude che non esiste un unico modello sanitario migliore degli altri, ma che in tutti i sistemi è possibile introdurre interventi regolatori capaci di favorire efficienza, qualità e accesso alle cure, evitando che norme nate per correggere fallimenti di mercato producano effetti restrittivi non necessari.
FONTE
Competition and regulation in the healthcare sector (EN)
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