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Obesità

17 Febbraio 2026

Obesità e infarti, impatto clinico e 2 miliardi l’anno di costi per il Ssn. Lo studio

Studio Ceis Tor Vergata europeo sul peso epidemiologico ed economico degli eventi cardiovascolari avversi maggiori: riospedalizzazioni 1,4 volte superiori, "semaglutide riduce i rischi"


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Per le persone con obesità il rischio di eventi cardiovascolari maggiori - infarto e ictus - può arrivare fino all’85% in più rispetto ai soggetti in sovrappeso, mentre la frequenza delle riospedalizzazioni è 1,4 volte superiore già a un mese dal primo ricovero. È il quadro che emerge dal primo studio europeo sul peso epidemiologico ed economico degli eventi cardiovascolari avversi maggiori (MACE), realizzato dal Ceis (Centre for Economic and International Studies) dell’Università di Roma "Tor Vergata" e presentato oggi a Roma. L’analisi fotografa un impatto rilevante non solo sul piano clinico ma anche su quello finanziario: tra il 2015 e il 2019 in Italia si stimano 1,4 milioni di pazienti ospedalizzati per MACE, con una spesa media annua di circa 2 miliardi di euro per il Servizio sanitario nazionale e un costo medio per ricovero di 6.837 euro. Le malattie cardiovascolari rappresentano inoltre la voce principale dei costi diretti legati all’obesità, assorbendone circa l’85%. Nel complesso, il costo totale della patologia è stimato in oltre 13 miliardi di euro l’anno.



Secondo lo studio, l’incidenza degli eventi cardiovascolari è sensibilmente più alta nelle persone con obesità — con un rischio compreso tra il 67% e l’85%, rispetto al 21-32% nei soggetti in sovrappeso — e si accompagna a un’elevata probabilità di nuovi ricoveri. I dati indicano come l’adozione di terapie farmacologiche efficaci nel ridurre il rischio cardiovascolare, associate a interventi sullo stile di vita, possa generare risparmi fino a 550 milioni di euro in due anni, soprattutto grazie alla diminuzione delle riospedalizzazioni. Nel lavoro vengono richiamati i risultati del trial clinico SELECT, che ha dimostrato la riduzione del rischio di MACE del 20% con semaglutide in pazienti con malattia cardiovascolare accertata e sovrappeso o obesità, senza diabete; evidenze di pratica clinica suggeriscono riduzioni anche più ampie. Sul piano istituzionale, il deputato Roberto Pella ha sottolineato che "l’Italia si è dotata della prima legge al mondo, di cui sono stato il proponente, per la prevenzione e la cura dell’obesità, riconoscendola come malattia progressiva e recidivante. Questa risposta pioneristica, tramite un quadro normativo avanzato, segna un passaggio epocale per garantire ai pazienti con obesità una presa in carico precoce, strutturata, continua e multidisciplinare. Mantenere alta l’attenzione istituzionale e accompagnare il progresso medico con politiche sanitarie, sociali e assistenziali, anche a livello locale, lungimiranti è fondamentale per generare benefici per l’intera società".

Andrea Lenzi ha ribadito la dimensione sistemica del fenomeno: "L’obesità è una vera emergenza sanitaria con impatti clinici, sociali ed economici rilevanti ed è associata a numerose complicanze, tra cui le malattie cardiovascolari rientrano tra le più gravi. Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, complessa e multifattoriale rappresenta un traguardo storico che colloca l’Italia all’avanguardia. Ora è fondamentale proseguire nel percorso avviato, dotandosi di strumenti adeguati alla complessità della patologia per garantire ai pazienti la stessa dignità clinica e assistenziale riconosciuta ad altre patologie croniche".



Sul fronte clinico-cardiologico, Pasquale Perrone Filardi ha evidenziato il valore delle evidenze scientifiche: "Lo studio SELECT è stato il primo studio CVOT dedicato alla riduzione di eventi cardiovascolari maggiori in pazienti con obesità, dimostrando la superiorità rispetto all’attuale standard di terapia in termini di efficacia e sicurezza di semaglutide nella riduzione del rischio di MACE in più di 17.000 pazienti con obesità o in sovrappeso e malattia cardiovascolare accertata, non diabetici. Semaglutide, grazie al suo effetto protettivo sul rischio cardiovascolare e renale, confermato anche da evidenze di Real-World, è destinata a impattare significativamente la vita di questi pazienti". Per Paolo Sbraccia, l’approccio terapeutico deve considerare la natura sistemica della patologia: "L’obesità è una malattia cronica, multifattoriale e associata allo sviluppo di moltissime altre malattie croniche non trasmissibili, come tumori, malattie renali e del fegato, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari, principale causa di morte nel nostro Paese. Farmaci in grado di ridurre il rischio cardiovascolare, come semaglutide 2,4 mg, rappresentano strategie terapeutiche essenziali, in quanto non agiscono solo sul peso, ma sono efficaci nel ridurre le ospedalizzazioni, migliorare gli esiti clinici e limitare l’insorgere di eventi fatali in questa popolazione ad alto rischio".



Paolo Sciattella, Ricercatore EEHTA del CEIS, Facoltà di Economia, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, infine, ha richiamato il nodo della sostenibilità economica: "Il costo totale dell’obesità in Italia è stimato in circa 13,34 miliardi di euro l’anno, di cui 6,66 miliardi solo per le malattie cardiovascolari. Il nostro studio dimostra che i MACE generano una spesa di 2 miliardi annui per il SSN, con tassi di riospedalizzazione che superano il 50% a tre anni nei pazienti con obesità. L’impiego di terapie efficaci nella prevenzione secondaria cardiovascolare potrebbe generare risparmi fino a 550 milioni di euro in due anni, rappresentando una strategia concreta per migliorare gli esiti clinici e garantire la sostenibilità del sistema sanitario".

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