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13 Febbraio 2026

Salute mentale, Iss: personale sotto gli standard e forti divari territoriali. Il report

Divari territoriali marcati e servizi che intercettano solo una quota limitata di pazienti


salute mentale

La rete dei servizi di salute mentale in Italia appare capillare e articolata, ma resta segnata da criticità strutturali che riguardano finanziamenti, personale e disuguaglianze territoriali, con condizioni più problematiche nel Mezzogiorno. È quanto emerge dal terzo rapporto del Gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato oggi e dedicato all’analisi delle dotazioni e delle attività del sistema di cura tra il 2015 e il 2023.

Il documento, realizzato utilizzando i dati del Sistema informativo per la salute mentale del Ministero della Salute e contributi della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica, evidenzia come l’investimento pro capite resti tra i più bassi in Europa e come la dotazione di personale sia inferiore di quasi il 30% agli standard indicati da Agenas. Secondo il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone, la pubblicazione arriva in un momento di svolta: "La pubblicazione di questo rapporto coincide con il varo di un piano strutturato di finanziamenti previsto dall’ultima manovra economica e con il recente Piano nazionale dedicato. Si tratta di segnali concreti di attenzione che possono orientare in modo mirato le politiche future e che ci auguriamo possano consolidarsi". Sul piano economico, la spesa pro capite è rimasta sostanzialmente stabile nel periodo analizzato, scendendo da 73,8 euro nel 2015 a 71,9 euro nel 2023 (-2,6%). La variabilità regionale è marcata: la Campania registra il valore più basso, 36 euro, mentre la Sicilia raggiunge 98,5 euro. Le regioni meridionali risultano spesso sotto la media nazionale. Analogamente, la dotazione di personale nei Dipartimenti di salute mentale resta stagnante, passando da 58,3 operatori per 100.000 abitanti nel 2015 a 58,2 nel 2023, con livelli più elevati al Nord rispetto al Centro e al Sud.

Un segnale positivo riguarda l’aumento della prevalenza trattata: nel 2023 le persone che hanno avuto almeno una visita specialistica sono salite a 169,5 per 100.000 abitanti, +10% rispetto al 2022 e +18% rispetto al 2020. Tuttavia, i servizi continuano a raggiungere solo l’1,6-1,7% della popolazione, a fronte di una diffusione dei disturbi mentali stimata fino a dieci volte superiore. Anche in questo caso, i tassi risultano più bassi nel Centro e nel Sud. L’analisi segnala inoltre una contrazione delle strutture: dal 2017 calano quelle territoriali (-18,5%) e residenziali (-13%), mentre le semiresidenziali diminuiscono del 12,5% dal 2020. Nelle strutture semiresidenziali si registra anche una riduzione dei posti e degli utenti, con una correlazione che lega la minore disponibilità di personale alla minore presenza di servizi. La Calabria emerge come la regione più penalizzata su entrambi i fronti.

Sul versante ospedaliero, il numero di posti letto per ricoveri psichiatrici acuti resta tra i più bassi nei Paesi avanzati: 0,1 per 1.000 abitanti contro una mediana Ocse di 0,64. Le dimissioni sono in calo dal 2020 e il dato resta inferiore alla media nazionale in tutte le regioni meridionali e in Sardegna. Secondo i ricercatori, l’andamento suggerisce che il tasso di ospedalizzazione dipenda fortemente dalla disponibilità di posti letto. Infine, cresce il ricorso agli antipsicotici in regime convenzionato, aumentato del 63% tra il 2015 e il 2023, con valori più alti nel Sud e nelle Isole. Il fenomeno appare correlato negativamente sia alla dotazione di personale sia al numero di prestazioni psichiatriche per utente, ipotizzando che la scarsità di risorse limiti l’offerta di interventi psicosociali e riabilitativi, favorendo un maggiore ricorso farmacologico. Un orientamento in contrasto con le raccomandazioni dell’OCSE, che invita a rafforzare gli interventi integrati per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.

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