Farmaci
10 Febbraio 2025Presentato a Roma uno studio dedicato al ruolo che gli esiti riportati nell’uso dei farmaci possono giocare nella valutazione dei vantaggi offerti dalle Value Added Medicines. La ricerca sottolinea il potenziale cruciale degli esiti riferiti direttamente dai pazienti e delle loro esperienze terapeutiche
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I pazienti non solo destinatari delle terapie, ma protagonisti attivi nella valutazione dei farmaci. È questa la prospettiva delineata nel convegno “Value Added Medicines nella prospettiva dei pazienti”, tenutosi a Roma, dove sono stati presentati i risultati di uno studio condotto dall’Università del Piemonte Orientale (UPO). La ricerca sottolinea il potenziale cruciale degli esiti riferiti direttamente dai pazienti (Patient-Reported Outcomes, PRO) e delle loro esperienze terapeutiche (Patient-Reported Experiences, PRE) nella valutazione e negoziazione dei farmaci, in particolare delle Value Added Medicines (VAM). Le VAM rappresentano soluzioni terapeutiche basate su molecole non più coperte da brevetto, ma riprogettate per rispondere meglio alle esigenze di pazienti, clinici e del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Come emerso dalla ricerca coordinata da Claudio Jommi del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’UPO, è necessario integrare i dati riportati dai pazienti nella valutazione tecnica dei farmaci e nei processi decisionali su prezzi e rimborsi. Questo approccio innovativo potrebbe essere formalizzato attraverso accordi di rimborso gestito (Managed Entry Agreements – MEA). “L’obiettivo rimane quello di valorizzare i farmaci che offrono un valore terapeutico aggiunto, includendo la qualità di vita correlata alla salute – ha spiegato Jommi – ma occorre anche riconoscere il contributo dell’esperienza dei pazienti, a patto che sia supportato da dati solidi”. Jommi ha proposto anche la possibilità di premiare le aziende farmaceutiche con un prezzo incentivante se i dati reali dimostrassero una maggiore aderenza e persistenza terapeutica.
Un messaggio condiviso anche da Armando Magrelli, dirigente dell’AIFA: “I Patient-Reported Outcomes trasformano il paziente da soggetto passivo a protagonista attivo nelle decisioni sanitarie, rendendo i trattamenti più efficaci e in linea con le loro reali necessità”. Le aziende farmaceutiche, rappresentate nel convegno da Stefano Collatina, Presidente di Egualia, hanno accolto con favore questa nuova prospettiva. “La nostra speranza – ha dichiarato Collatina – è che le soluzioni terapeutiche basate su molecole consolidate vengano valutate anche per il valore aggiunto che offrono in termini di semplicità d’uso e accettabilità per il paziente. È fondamentale che tali criteri siano riconosciuti anche nelle procedure di acquisto pubblico”.
TAG: AIFA, ARMANDO MAGRELLI, CLAUDIO JOMMI, EGUALIA, STEFANO COLLATINA, VALUE ADDED MEDICINESSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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