migranti
17 Luglio 2026Per l’Associazione Medici per l'Ambiente tali politiche risultano incompatibili con i principi della prevenzione primaria, della One Health e della Planetary Health, oltre che con la tutela della dignità umana

Le politiche di "remigrazione" rischiano di produrre effetti negativi non solo sulle persone direttamente coinvolte, ma anche sulla salute pubblica, sulla coesione sociale e sulla resilienza delle comunità. È la posizione espressa da ISDE Italia - Associazione Medici per l'Ambiente nel documento "Remigrazione, salute pubblica e bene comune", approvato nel luglio 2026, con cui l'organizzazione prende posizione sul dibattito politico in corso, analizzando le possibili ricadute sanitarie di misure finalizzate a favorire, incentivare o imporre l'allontanamento di persone sulla base della loro origine migratoria, etnica, culturale o nazionale. L'associazione precisa che il documento non riguarda le ordinarie procedure previste dalla normativa nazionale e internazionale in materia di immigrazione, asilo e rimpatrio, ma esclusivamente le proposte riconducibili al concetto di "remigrazione". Secondo ISDE, tali politiche risultano incompatibili con i principi della prevenzione primaria, della One Health e della Planetary Health, oltre che con la tutela della dignità umana.
Al centro dell'analisi c'è il legame tra condizioni sociali e salute. Per i medici dell'ambiente, discriminazione, marginalizzazione, precarietà giuridica ed esclusione rappresentano determinanti negativi di salute, in grado di aumentare il disagio psicologico, favorire disturbi mentali e patologie correlate allo stress cronico, oltre a creare nuove disuguaglianze nell'accesso ai servizi sanitari. Ma gli effetti, evidenzia il documento, non si limiterebbero ai migranti. Politiche fondate sull'esclusione sistematica di gruppi di popolazione rischierebbero infatti di compromettere la fiducia nelle istituzioni, la convivenza civile e la coesione sociale, elementi considerati fondamentali anche per il buon funzionamento della sanità pubblica. ISDE richiama inoltre la necessità di affrontare il fenomeno migratorio partendo dalle sue cause profonde. Guerre, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, instabilità politica, disuguaglianze economiche e crisi ambientale rappresentano fattori strettamente interconnessi che alimentano le migrazioni forzate. A questi si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici, della desertificazione, della perdita di biodiversità e della crescente scarsità di risorse naturali. Concentrarsi esclusivamente sul controllo dei flussi migratori, sostiene l'associazione, significa trascurare le cause strutturali del fenomeno e allontanarsi dai principi della prevenzione primaria e della giustizia ambientale.
Nel documento viene inoltre sottolineato come la salute delle persone migranti e quella delle popolazioni ospitanti siano strettamente interdipendenti. Garantire l'accesso alla prevenzione, alla diagnosi e alle cure non costituisce soltanto la tutela di un diritto individuale, ma rappresenta una misura di protezione dell'intera collettività. In un Paese caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione, ricorda ISDE, le persone di origine migrante svolgono inoltre un ruolo sempre più rilevante nei sistemi sanitario, assistenziale e produttivo, contribuendo al funzionamento di servizi essenziali. Per questo, conclude l'associazione, strategie basate su stigmatizzazione ed esclusione non risultano coerenti con le evidenze scientifiche disponibili né con gli obiettivi della salute pubblica. L'approccio da perseguire dovrebbe invece puntare sulla tutela dell'ambiente, sulla prevenzione dei conflitti, sulla cooperazione internazionale, sul contrasto alle disuguaglianze e sulla garanzia di un accesso equo ai servizi sanitari. Il documento rappresenterà ora la posizione ufficiale di ISDE Italia nel confronto con ISDE International e con le altre sezioni nazionali dell'associazione.
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