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15 Luglio 2026

Vaccini, la copertura globale cresce ma resta sotto i livelli pre-Covid

È quanto emerge dalle nuove stime annuali sulla copertura vaccinale nazionale (Wuenic), pubblicate oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall'Unicef


siringa farmaco vaccino

La copertura vaccinale infantile nel mondo continua a recuperare terreno dopo la battuta d'arresto causata dalla pandemia, ma il ritorno ai livelli pre-Covid non è ancora completo. Nel 2025 il 90% dei bambini sotto l'anno di età, pari a quasi 116 milioni di neonati, ha ricevuto almeno una dose del vaccino contro difterite, tetano e pertosse (Dtp1), mentre l'85% - circa 110 milioni - ha completato il ciclo delle tre dosi (Dtp3). Entrambi gli indicatori sono aumentati di un punto percentuale rispetto al 2024, ma rimangono ancora inferiori di un punto rispetto al 2019. È quanto emerge dalle nuove stime annuali sulla copertura vaccinale nazionale (Wuenic), pubblicate oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall'Unicef, che fotografano una ripresa lenta e disomogenea, frenata da conflitti, crisi umanitarie, difficoltà dei sistemi sanitari e crescente esitazione vaccinale in diversi Paesi. Il dato più incoraggiante riguarda i cosiddetti bambini "a dose zero", quelli che nel primo anno di vita non ricevono nemmeno una vaccinazione. Nel 2025 sono scesi a 13,5 milioni, circa 750 mila in meno rispetto all'anno precedente. Tuttavia, Oms e Unicef sottolineano che il miglioramento è accompagnato da un aumento dei bambini che iniziano il percorso vaccinale senza completarlo, una criticità che interessa soprattutto i Paesi sostenuti da Gavi, l'Alleanza per i vaccini.

"Governanti e operatori sanitari hanno contribuito a far risalire i tassi di vaccinazione globali dopo il forte calo registrato durante la pandemia di Covid-19", afferma la direttrice generale dell'Unicef Catherine Russell. "Tuttavia, milioni di bambini vulnerabili rimangono ancora senza protezione a causa di conflitti, sfollamenti e povertà. Dobbiamo raggiungere ogni bambino e ricostruire la fiducia laddove si sta logorando". Secondo il rapporto, i progressi restano estremamente disomogenei. Dal 2019, cento Paesi hanno mantenuto una copertura pari o superiore al 90% con tre dosi di vaccino Dtp, ma l'elenco non si è ampliato in modo significativo. Tra gli Stati che sei anni fa erano sotto questa soglia, soltanto 30 hanno migliorato le proprie performance, mentre ben 65 risultano stagnanti o in regressione, compresi 13 Paesi fragili o interessati da conflitti. Anche sul piano geografico emergono differenze marcate. Le Americhe e il Sud-Est asiatico hanno recuperato e superato i livelli pre-pandemici, con quest'ultima regione che registra oggi le migliori performance. Africa, Mediterraneo orientale ed Europa hanno mostrato segnali di miglioramento nell'ultimo anno, ma restano ancora sotto i livelli del 2019. In controtendenza il Pacifico occidentale, che continua invece a perdere terreno. Dietro le medie globali si nasconde soprattutto il peso delle crisi umanitarie. Oltre la metà dei bambini che non ha ricevuto alcuna dose vive infatti in Paesi fragili, colpiti da conflitti o altamente vulnerabili, pur rappresentando questi solo circa un terzo della popolazione infantile mondiale.

Il rapporto cita la Siria, dove in un solo anno la copertura della prima dose di Dtp è diminuita di sei punti percentuali e quella del vaccino contro il morbillo di dodici punti. All'opposto, il Sudan ha registrato il maggiore incremento mondiale, con un aumento di 35 punti per la Dtp1 e di 22 punti per il vaccino contro il morbillo, dimostrando come il rafforzamento dell'accesso ai servizi possa produrre risultati anche in contesti di guerra. Se nei Paesi a basso reddito il problema principale resta l'accesso ai servizi, nei Paesi a medio e alto reddito cresce invece il peso dell'esitazione vaccinale e del minore sostegno politico ai programmi di immunizzazione. L'Oms segnala, ad esempio, un calo di 20 punti della copertura Dtp1 in Sudafrica rispetto al 2019 e una brusca diminuzione della copertura contro il morbillo in Bosnia-Erzegovina dopo il miglioramento registrato nel 2024. "Ogni bambino, che sia nato in una famiglia ricca o povera, in tempo di pace o di conflitto, merita la protezione salvavita offerta dai vaccini", sottolinea il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. "La vaccinazione è uno degli interventi sanitari più efficaci, equi e convenienti. La sicurezza globale inizia garantendo che tutti siano protetti dalle malattie prevenibili". Il rapporto ricorda che negli ultimi 25 anni gli investimenti dei governi, dei partner internazionali e delle comunità hanno ridotto del 40% il numero dei bambini "a dose zero". Nei Paesi sostenuti da Gavi, la copertura media dell'intero calendario vaccinale raccomandato dall'Oms ha ormai raggiunto il 74%, il livello più elevato mai registrato.

Le due agenzie dell'Onu avvertono però che questi risultati rischiano di essere compromessi. Gli effetti dei tagli ai finanziamenti internazionali per la salute annunciati negli ultimi due anni non sono ancora pienamente visibili nei dati del 2025, ma iniziano già a emergere criticità nei sistemi di sorveglianza. Nel 2025 sono state realizzate soltanto 18 indagini nazionali sulla copertura vaccinale, contro le 50 del 2024 e una media di 33 all'anno nel periodo 2015-2019. Una riduzione che, secondo Oms e Unicef, rende più difficile individuare i bambini esclusi dalla vaccinazione e aumenta il rischio di epidemie prevenibili. Per invertire la rotta e raggiungere gli obiettivi dell'Agenda per l'immunizzazione 2030, le due organizzazioni chiedono ai governi di rafforzare i programmi vaccinali nelle aree di conflitto, contrastare la disinformazione, garantire finanziamenti stabili ai programmi di immunizzazione e investire nei sistemi di raccolta dati e sorveglianza epidemiologica, ricordando che il mondo è ancora lontano dall'obiettivo di azzerare il numero di bambini che non ricevono alcun vaccino nel primo anno di vita.

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