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06 Dicembre 2022

Pne, Covid penalizza strutture del Nord ma l’eccellenza si diffonde

In sanità, l’eccellenza non è più solo al Nord: oggi nelle varie discipline tra le strutture “top” ce ne sono di laziali, campane, calabresi. Ma non è la sola notizia nel rilevamento degli Esiti presentato dall’Agenzia dei servizi sanitari regionali-Agenas a Roma


In sanità, l’eccellenza non è più solo al Nord: oggi nelle varie discipline tra le strutture “top” ce ne sono di laziali, campane, calabresi. Ma non è la sola notizia nel rilevamento degli Esiti presentato dall’Agenzia dei servizi sanitari regionali-Agenas a Roma. La seconda è che gli ospedali italiani nel 2021 hanno recuperato da un terzo al totale degli interventi mancati l’anno prima causa Covid, il gap è quasi colmato su urgenze ed oncologia. Nel contempo, sono stati adottati nuovi indicatori “al minuto” e la classifica di qualità è in parte rivoluzionata. Il Piano Nazionale Esiti – strumento senza analoghi nel mondo – fotografa in 1377 ospedali pubblici e privati l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, con 194 indicatori di cui 171 ospedalieri e 23 territoriali. L’altra faccia della medaglia, riservata ai cittadini, come ha ricordato il presidente Agenas Enrico Coscioni, è il portale della trasparenza dove questi dati si traducono in indicazioni sulle strutture.

Novità - Rispetto al passato gli indicatori dei volumi di prestazioni non sono riferiti solo a struttura ed operatore ma attribuendo singoli trattamenti all’unità operativa di pertinenza. Sono stati depurati anche gli indicatori di tempestività, introducendo ad esempio parametri per valutare la gravità dei pazienti all’ammissione. Come spiega Giovanni Baglìo coordinatore PNE, per gli infarti miocardici acuti alla diminuzione dei ricoveri nel 2020 ha fatto seguito un lieve aumento della mortalità che confermerebbe come in precedenza si presentassero quadri clinici meno gravi; nel 2021 sono ricresciuti gli accessi e la mortalità si è normalizzata. Marina Davoli responsabile tecnico PNE aggiunge che sempre sugli IMA si sono ricalcolate le classifiche delle strutture d’eccellenza introducendo l’indicatore della pressione arteriosa all’ammissione dei pazienti (se bassa si alza la probabilità di mortalità) e metà delle 360 strutture valutate hanno modificato la loro classifica di circa una ventina di posizioni. In tema di tempestività si sono utilizzati indicatori “all’ora” e “al minuto”, più precisi, e la performance rilevata è peggiore, oltre metà delle strutture non raggiungono i parametri richiesti dal DM 70. Nei by-pass oltre i due terzi degli interventi sono effettuati in ospedali a casistica bassa e 47 unità operative fanno meno di 100 interventi l’anno, ma è ben distribuita tra le regioni la presenza di capofila con tanti casi. Anche qui i pagellini si sono modificati ponderando gli esiti con il dato sulla gravità dei pazienti all’ingresso, misurato con il livello della frazione di eiezione della creatinina serica. Sui tumori della mammella un 20% delle donne si cura in strutture che praticano meno di 50 interventi l’anno: la qualità qui appare più assicurata al Nord. In area muscolo scheletrica resiste un calo (6% contro 8 nel 2020) dei ricoveri per fratture di femore: qui la tempestività d’intervento peggiora per via degli indicatori più precisi utilizzati, solo il 48% contro la soglia del 60 rispetta gli standard. Si confermano i più ricorrenti parti cesarei al Sud, grazie anche l’uso di due indicatori di inappropriatezza: la percentuale di secondi cesarei rispetto a parti naturali post-cesareo e le episiotomie.

Riflessioni – Il Nord può aver risentito di più del Covid, lo confermerebbe il dato di mortalità negli ospedali padani amplificato dal virus ad esempio nell’IMA: ove si escluda la mortalità per Covid negli infartuati con malattia concomitante si ritrovano tassi sovrapponibili in tutti i reparti ed al 2019. Due strutture si sono rivelate di eccellenza in tutti i principali reparti, per il privato l’Humanitas di Rozzano (Milano) e per le Marche l’Ospedale Umberto I di Ancona. Domenico Mantoan Dg Agenas ha consegnato i premi alla presidente AIOP Barbara Cittadini ed al DG Salute delle Marche Armando Gozzini. Nell’incontro è emerso come causa Covid siano crollati di 1,7 milioni i ricoveri del 2020 e di 1,2 milioni nel 2021. E il pubblico ha di fatto lasciato parte dell’attività programmata al privato, calando in volume di prestazioni del 21% contro il 13% dei convenzionati, e nel 2021 perdendo il 12% contro una crescita del 13,5% dei privati.

Il futuro – Il DG Agenas Domenico Mantoan annuncia che a partire dai 20 indicatori del trimap indicativi delle diverse aree cliniche, Agenas segnalerà le realtà con criticità negli esiti o nei processi clinico-assistenziali. Regioni e strutture potranno chiedere l’affiancamento dell’agenzia per migliorare i percorsi clinico-organizzativi. La partecipazione è volontaria, le strutture partecipanti diventeranno “facilitatrici” delle altre. In pista anche il Progetto Quasar per la valutazione dell’assistenza agli anziani non autosufficienti nelle RSA, tema sottolineato da Annalisa Mandorino di Cittadinanzattiva insieme alla parità di genere (donne svantaggiate nelle diagnosi di malattia cardiovascolare ed immigrate nell’assistenza post-cesareo). Da citare tra gli ospiti alla tavola rotonda Anaao Assomed e le aziende sanitarie di Fiaso e di Federsanità rappresentata dalla presidente Tiziana Frittelli, che ha sottolineato come occorra porre mano ad indicatori di qualità nei servizi territoriali.

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