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Europa

08 Settembre 2022

Crisi gas e carenza personale, oltre al Pnrr attingere al fondo salvastati. La proposta fa discutere

La crisi del gas potrebbe colpire durissimo in sanità. E i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che già non si rivolgono al personale, non potranno certo colmare la spesa per consumi energetici che rappresenta fino al 17% dei costi di fornitura media degli ospedali


La crisi del gas potrebbe colpire durissimo in sanità. E i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che già non si rivolgono al personale, non potranno certo colmare la spesa per consumi energetici che rappresenta fino al 17% dei costi di fornitura media degli ospedali e con l’aumento del gas potrebbe crescere a seconda degli scenari del 50-100%. Si fa dunque strada in due partiti della campagna elettorale, Italia Viva e Azione, l’idea di attingere, dopo il Recovery fund con i suoi 192 milioni complessivi, al Mes, il fondo salvastati. Un fondo costituito da prestiti di paesi europei, a un tasso d’interesse conveniente. Nell’incontro indetto dall’Altems, scuola di economia e medicina dell’università Cattolica di Roma, lancia il dibattito Beatrice Lorenzin coordinatrice Rete Sanità e Regioni Pd: «Dopo due anni di Covid ci saremmo aspettati di vedere la sanità in primo piano alle elezioni invece la questione energetica ha preso la scena, e si ripercuote sull’attività degli ospedali e sul futuro delle Rsa». La proposta specifica arriva da Walter Ricciardi (Azione) e Anna Maria Parente (Italia Viva, presidente commissione igiene e sanità del Senato), ed è subito bocciata da Maria Domenica Castellone del Movimento 5 Stelle.

«Il Mes sanitario cuba 30 miliardi, e noi potremmo fruire per 5 anni di 5-6 miliardi in più per la spesa extra del nostro Servizio sanitario», dice Ricciardi. «Salveremmo la nostra sanità, diversamente dall’Inghilterra che con il governo conservatore ha perseguito e realizzato lo smantellamento di un National Health Service dove non c’è più nemmeno la risposta del privato in alternativa. Abbiamo una popolazione vecchia e tra le più malate del mondo, una donna italiana ha dieci anni in meno di aspettativa di vita in buona salute di una svedese, abbiamo un personale numericamente squilibrato con il maggior numero di medici e il minor numero di infermieri d’Europa in proporzione alla popolazione, ci sono reparti privati con un infermiere ogni 30 letti. Se vogliamo assumere dobbiamo investire». E per l’appunto l’Italia dal 2004 ha smesso di investire in sanità, definanziando per 37 miliardi il sistema e lasciando che perdesse 46 mila operatori, com’è rimbalzato nell’incontro moderato dal direttore Altems Amerigo Cicchetti, che ha ospitato anche Andrea Mandelli per Forza Italia, Andrea Costa per Noi Moderati, Luca Coletto per la Lega. Si calcola tra i DG Asl che di solo sismabonus, per tutelare gli ospedali dal rischio crollo, ci vorrebbero ben 14 dei 15 miliardi per la missione Salute, una delle sei cui si indirizzano i miliardi del PNRR. Parente ricorda come a suo tempo l’accesso ai fondi Mes, sostenuto da Italia Viva, Pd, Forza Italia, fu bloccato dal Movimento 5 Stelle con la Lega e Fratelli d’Italia. I partiti erano contrapposti. «Eppure con il Mes–dice Parente– potremmo dar vita ad un piano di prevenzione delle malattie trasmissibili e non, incluse le dipendenze; potremmo sostenere i sanitari dipendenti Ssn e valorizzarne l’apporto economico perché è permesso usare quei soldi per le spese dirette ed indirette; potremmo pensare ad un approccio diverso alla non autosufficienza sostituendo parte dell’apporto delle Rsa per anziani con modelli di co-housing; potremmo lanciare una lotta all’antibioticoresistenza e sostenere la filiera industriale della salute partendo dalla ricerca, ed infine potremmo liberare fondi per affrontare la crisi energetica».

«Non possiamo da una parte continuare a dire che la pandemia ci ha insegnato a finanziare la sanità e dall’altra dire che bisogna salvare la sanità ricorrendo per giunta ad uno strumento vecchio come il Fondo salvastati che è un prestito imposto a condizioni non vantaggiose e che non è stato accettato fin qui da nessuno dei paesi membri dell’Unione Europea», taglia corto Castellone (M5S). «Basta con strumenti di prestito onerosi e vecchi, abbiamo imparato come si rifinanzia il servizio sanitario, in questa legislatura c’è stato un salto di 10 miliardi, da 114 a 124, le cose sono cambiate. Serve adesso una governance della sanità dove il privato non sostituisca il pubblico ma lo integri, serve un’integrazione tra ospedale e territorio, una vera prossimità dove il paziente oncologico che fa chemioterapia la trova nella casa di comunità più vicina a casa, un numero di medici specialisti e di infermieri calibrato sui fabbisogni attraverso meccanismi di calcolo che oggi in Italia abbiamo e mettiamo in pratica».

TAG: ENERGIA, PNRR

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