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Pharma

22 Maggio 2026

Obesità, Lilly accelera sul triplo agonista retatrutide

Lilly presenta i dati di fase III su retatrutide nei pazienti con obesità: perdita di peso fino al 28% in 18 mesi


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Una perdita di peso fino al 28% in un anno e mezzo di trattamento nei pazienti con obesità o sovrappeso senza diabete. Sono i risultati presentati da Eli Lilly sul farmaco sperimentale retatrutide, triplo agonista ormonale attualmente in sviluppo clinico, che punta a rafforzare ulteriormente la competizione nel mercato globale dei farmaci anti-obesità.

I dati, diffusi dall’azienda, riguardano uno studio di fase III che ha valutato il trattamento in pazienti con obesità o sovrappeso. Secondo quanto comunicato da Lilly, i pazienti trattati con la dose più alta del farmaco hanno registrato una riduzione media del peso corporeo fino al 28% rispetto al placebo nell’arco di circa 18 mesi.

Retatrutide agisce contemporaneamente su tre ormoni coinvolti nella regolazione del metabolismo e dell’appetito: GLP-1, GIP e glucagone. Un approccio che differenzia il farmaco dai trattamenti già disponibili come semaglutide e tirzepatide, quest’ultimo già commercializzato da Lilly con il nome di Zepbound e basato sul doppio agonismo GLP-1/GIP.

Secondo l’azienda, la perdita di peso osservata sarebbe “paragonabile” a quella ottenuta con la chirurgia bariatrica. Un confronto destinato ad alimentare il dibattito sul possibile impatto organizzativo ed economico delle nuove terapie anti-obesità sui sistemi sanitari.

Nel trial sono state valutate tre differenti dosi somministrate una volta alla settimana. I pazienti trattati con la dose più bassa, pari a 4 mg, hanno ottenuto una riduzione del peso intorno al 19%, un risultato descritto come simile a quello osservato con la dose massima di tirzepatide dopo circa un anno di trattamento.

Resta centrale il tema della tollerabilità. Gli eventi avversi riportati sono stati principalmente gastrointestinali, tra cui nausea, vomito e diarrea. Circa l’11% dei pazienti trattati con la dose più alta ha interrotto il trattamento a causa degli effetti collaterali, una percentuale definita simile a quella osservata negli studi su tirzepatide.

Lilly ha inoltre annunciato uno studio comparativo diretto tra tirzepatide e retatrutide, con risultati attesi tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. L’obiettivo dichiarato è comprendere quale trattamento possa risultare più adatto nei diversi profili di pazienti.

Il tema si inserisce in un mercato in rapida espansione, mentre cresce il numero di studi che valutano l’impiego dei farmaci anti-obesità anche in ambiti diversi dal calo ponderale, tra cui rischio cardiovascolare, steatosi epatica, apnea ostruttiva del sonno e altre patologie croniche correlate all’obesità.

TAG: OBESITà, PHARMA, RETATRUTIDE

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