radioterpia
22 Maggio 2026Dal percorso regolatorio europeo alla crisi delle specializzazioni, gli Stati Generali tracciano la rotta per superare i pregiudizi e garantire cure omogenee in tutta Italia

Nei percorsi di cura, la radioterapia viene impiegata per sei pazienti su dieci. Nonostante l’importanza nella lotta ai tumori, però, viene ancora troppo spesso percepita come un'arma terapeutica di ultima istanza o un trattamento puramente palliativo. Per ribaltare la prospettiva, l'Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica (Airo) ha lanciato tre "cantieri" operativi, in occasione della seconda edizione degli Stati Generali della disciplina, svolti a Roma su iniziativa del presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci.
La collaborazione con le istituzioni
Se la prima edizione era servita a lanciare l'allarme sulle criticità del settore, quest'anno la parola d'ordine è concretezza. “La notizia sono i tre ‘cantieri’: ambiti di collaborazione con le Istituzioni, la cui presenza testimonia la concretezza di questo lavoro, con obiettivi pragmatici e ben definiti, sui quali stiamo fattivamente progredendo”, afferma Lorenzo Livi, organizzatore dell’iniziativa, professore ordinario e direttore Sod Radioterapia Oncologica dell’AOU Careggi di Firenze, referente Radioterapia per il Collegio degli ordinari in radioterapia e delegato alle Relazioni istituzionali di Airo. Un impegno condiviso anche dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, il quale ha ribadito la priorità governativa nel rafforzamento dell'assistenza oncologica, ricordando i cospicui investimenti del Pnrr per il rinnovo delle grandi apparecchiature ospedaliere. “È fondamentale anche – aggiunge il ministro nel messaggio inviato – continuare a investire sul capitale umano per rendere la radioterapia più attrattiva per i giovani medici. Su questo cammino possiamo e dobbiamo proseguire insieme”.
Il percorso regolatorio europeo
Il primo cantiere affronta l'evoluzione dell'approccio combinato tra radioterapia e terapie farmacologiche innovative, un'unione che la letteratura scientifica dimostra essere utilissima per migliorare gli esiti clinici. Oggi, tuttavia, i due mondi viaggiano su binari separati a causa di una burocrazia rigida: gli studi clinici sui farmaci raramente includono la radioterapia in modo sistematico, lasciando i medici privi di indicazioni omogenee su sicurezza, interazioni e tossicità. L'obiettivo del tavolo di lavoro è ottenere indicazioni chiare e condivise già durante le valutazioni dell'Ema per l'immissione in commercio dei nuovi medicinali, aggiornando di conseguenza le schede tecniche e i piani terapeutici. Questa visione trova sponda a Bruxelles, dove Sandra Gallina, direttrice generale Salute della Commissione europea, ha confermato che la nuova legislazione farmaceutica dell'Unione accelererà lo sviluppo dei prodotti combinati e dei radiofarmaci, dando pieno spazio alle radiazioni ionizzanti all'interno del piano europeo contro il cancro.
Emergenza personale e rilancio della formazione
Il secondo grande problema da sanare è la crisi di attrattività che sta colpendo la radioterapia, con il rischio concreto di non poter garantire cure adeguate nell'arco di un decennio a fronte di una domanda in costante crescita. I dati delle scuole di specializzazione parlano chiaro: a fronte di 139 posti disponibili si sono iscritti appena 42 specializzandi. Per invertire la tendenza, il cantiere della formazione punta a introdurre corsi obbligatori con un congruo numero di crediti formativi nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, istituendo al contempo master dedicati non solo ai medici, ma anche a tecnici e fisici medici, sostenuti da borse di studio aggiuntive e campagne di sensibilizzazione che restituiscano il giusto valore strategico alla disciplina. "In oncologia e radioterapia stiamo assistendo a grandi cambiamenti. Nessuna innovazione si può tradurre in beneficio senza professionisti motivati e preparati”, spiega nel video messaggio Giuseppe Curigliano, direttore della divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e presidente eletto della European society for medical oncology (Esmo). “La sfida è generazionale. Per me è un problema constatare che ogni anno il numero di iscritti a Radioterapia Oncologica diminuisca. Dobbiamo formare e, soprattutto, attrarre una nuova generazione di radio-oncologi. I giovani scelgono i contesti in cui trovano prospettive: dobbiamo quindi costruire ambienti formativi capaci di sviluppare talenti". Anche Alessandra Gallone, presidente dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e consigliera del Ministero dell’Università e della Ricerca insiste sulle possibilità alle giovani generazioni: "Collaborazione è fiducia: lo dobbiamo ai giovani. All’interno dell’Istituto ho dato l’indicazione di dire 'Sì, si può fare'. Il mondo è dei giovani e la nostra funzione è quella di essere propulsori. La sfida più grande è far passare il messaggio che la radioterapia è uno dei pilastri fondamentali della medicina del futuro."
Governance e Reti Oncologiche
Il terzo cantiere si focalizza sulla governance e sull'equità di accesso alle cure, un tema caldo data la forte frammentazione dei trattamenti sul territorio nazionale. Attraverso la collaborazione con l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), l'Airo sta definendo linee di indirizzo e indicatori specifici per monitorare l'effettivo impiego della radioterapia nelle diverse Regioni. Questo nuovo sistema di monitoraggio permetterà di valutare non solo l'appropriatezza clinica e la distribuzione geografica delle terapie, ma anche parametri fondamentali per il paziente come la qualità della vita, la tollerabilità dei trattamenti e gli esiti funzionali, garantendo trasparenza e cure oncologiche più omogenee da Nord a Sud. L'efficacia dipenderà dalla capacità di far muovere tutti gli attori coinvolti. Come ricordato da Stefano Pergolizzi, presidente di Airo, la sfida richiede un approccio sinergico che unisca lo sviluppo regolatorio europeo, il rilancio accademico nazionale e la governance regionale, con l'unico vero obiettivo di tutelare l'interesse e la salute dei pazienti.
Dalle evidenze la possibilità di aumentare l’efficienza
All’interno delle reti oncologiche le radioterapie possono fare la differenza ma i risultati devono essere monitorati come suggeriscono i relatori dell’ultimo panel dell’evento. “L’attenzione verso questo tema è alta: avete la possibilità di costruire gli indicatori e di sottolinearne il valore”, suggerisce in video collegamento Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione Aziendale presso la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “Misurare significa comprendere e migliorare, non giudicare”, aggiunge infine Maria Antonietta Gambacorta, professore ordinario e direttrice della UOC di Radioterapia Oncologica del Policlinico Gemelli di Roma. "Dobbiamo – conclude – essere in grado di misurare quello che sappiamo fare, senza paura. Per avere consapevolezza occorre avere i numeri in mano. Non mi sono mai sentita una palliativista; al contrario, noi radioterapisti siamo in grado di capire esattamente dove risiede il tumore. Ben vengano gli indicatori: ci aiuteranno, nei diversi consessi, a far valere la nostra disciplina".
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