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cardiologia

04 Dicembre 2025

Malattie cardiovascolari, industria e società scientifiche lanciano il Piano nazionale

Lanciato il Piano cardiovascolare di Confindustria DM e società scientifiche punta su screening nazionale, integrazione ospedale-territorio e programmazione delle risorse


Cardiologo cuore

Le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte in Italia, con oltre il 30% dei decessi e un impatto economico stimato in 20 miliardi di euro l’anno tra costi sanitari e perdita di produttività. Durante il Forum Risk Management in Sanità di Arezzo, il 2 dicembre, Confindustria Dispositivi medici e cinque società scientifiche – Società italiana di cardiologia interventistica (GISE), Itacare-P, Italian Federation of Cardiology (IFC), Società italiana di cardiologia (SIC) e Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (SICVE) – hanno lanciato il Piano cardiovascolare per l’Italia.

Il Piano si articola su tre priorità: prevenzione e screening nazionali, integrazione ospedale-territorio e programmazione e allocazione delle risorse. La proposta prevede l’avvio di un programma nazionale di screening per l’individuazione dei principali fattori di rischio cardiovascolare: secondo i promotori, il 41% della popolazione tra 18 e 69 anni presenta almeno tre fattori di rischio. Il modello ipotizzato integra tecnologie digitali, dispositivi per il monitoraggio remoto e applicazioni di gestione personalizzata del rischio, coinvolgendo Case di comunità, medici di medicina generale e farmacie come punti diffusi di screening e counseling.

Sul versante dell’assistenza, il Piano punta a rafforzare la continuità delle cure post-ospedaliere e l’utilizzo della telemedicina. I promotori ricordano che pesano oltre 16 miliardi di euro l’anno i ricoveri ospedalieri cardiovascolari e che un ricovero su quattro per scompenso cardiaco o fibrillazione atriale potrebbe essere prevenuto con una gestione territoriale più efficace e strutturata.

In tema di programmazione, la proposta indica una riorganizzazione dell’offerta sanitaria centrata sulla gestione integrata delle patologie e non sulle singole prestazioni. Tra le azioni suggerite figurano la definizione di Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) nazionali e l’aggiornamento del Piano nazionale Esiti (Pne), in collaborazione con Agenas e le società scientifiche, per la misurazione degli esiti clinici e il miglioramento della qualità dei percorsi.

Commentando il lancio, Paola Pirotta, presidente dell’Associazione Assobiomedicali di Confindustria DM, ha sottolineato la necessità di investire in prevenzione e screening strutturati e il ruolo delle tecnologie per la continuità assistenziale, richiamando anche le politiche previste dalla Manovra 2026. Le società scientifiche firmatarie hanno evidenziato come la spesa pro capite italiana pari a 726 euro, superiore alla media europea di 636 euro, renda prioritario orientare le risorse verso prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico continuativa dei pazienti.

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