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15 Maggio 2026Secondo un’inchiesta de Il Post basata su dati Anac, almeno 55 aziende sanitarie avrebbero continuato a usare medici e infermieri a gettone dopo il divieto del 2025

Il divieto di assumere nuovi medici e infermieri gettonisti, entrato in vigore il 31 luglio 2025, non avrebbe fermato il fenomeno. Secondo un’inchiesta pubblicata da Il Post, molte aziende sanitarie continuano infatti a ricorrere a personale esterno a gettone attraverso una serie di espedienti amministrativi che consentirebbero di aggirare le norme introdotte dal Governo. L’analisi, basata sui dati dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), ha preso in esame oltre 7mila contratti pubblicati tra il 2024 e marzo 2026, individuando almeno 55 aziende sanitarie che avrebbero continuato ad assumere o prorogare contratti di gettonisti anche dopo il divieto. Il fenomeno dei gettonisti si è ampliato soprattutto dopo la pandemia, in risposta alla crescente carenza di personale negli ospedali e in particolare nei pronto soccorso. Turni gravosi, stipendi poco competitivi e difficoltà di reclutamento hanno spinto molte aziende sanitarie a rivolgersi a cooperative e agenzie private per coprire i turni scoperti.
Secondo l’inchiesta, una delle strategie più utilizzate per eludere le restrizioni sarebbe il ricorso a codici amministrativi generici negli appalti. Le linee guida emanate nel 2024 avevano introdotto limiti stringenti per i contratti relativi a medici e infermieri, identificati da specifici codici europei Cpv. Molte aziende avrebbero però iniziato a utilizzare un codice più generico relativo alla “fornitura di personale temporaneo”, rendendo più difficile tracciare il reale ricorso ai gettonisti. I dati riportati mostrano che, mentre i contratti con codici specifici per medici e infermieri sono diminuiti, quelli classificati con il codice generico sono aumentati sensibilmente tra il 2024 e il 2025, passando da 406 a 449 milioni di euro. Un altro sistema utilizzato sarebbe il frazionamento degli appalti: anziché pubblicare un unico bando, alcune aziende ne emetterebbero diversi suddivisi per reparto, restando così sotto la soglia economica che impone gare pubbliche più trasparenti. In alcune Regioni, come Sardegna e Sicilia, si sarebbe invece fatto ricorso ad accordi quadro regionali stipulati prima dell’entrata in vigore del divieto e poi utilizzati dagli ospedali per continuare ad assegnare incarichi. L’inchiesta evidenzia inoltre come molti contratti facciano riferimento a situazioni di “urgenza” senza però specificarne le motivazioni. Tra i casi citati compare quello dell’azienda sanitaria Scaligera di Verona, che nel dicembre 2025 ha pubblicato un bando da quasi 6 milioni di euro per coprire turni in diversi reparti, motivandolo genericamente con l’urgenza legata alla carenza di personale.
Restano poi criticità relative agli orari di lavoro e ai compensi. Le norme prevedono tetti massimi sia per la retribuzione oraria sia per il numero di ore lavorabili settimanalmente, ma in diversi contratti analizzati tali limiti non comparirebbero nemmeno. Tra gli episodi riportati, quello di un medico over 70 in provincia di Frosinone che avrebbe coperto 36 turni in un mese, per oltre 440 ore lavorate e un compenso di circa 35mila euro lordi. Sul tema è intervenuto anche Pierino Di Silverio, che negli ultimi anni ha più volte denunciato il fenomeno. “Negli ultimi cinque anni con quei soldi avremmo potuto assumere oltre 30mila medici in modo stabile”, ha dichiarato, sottolineando come le risorse destinate ai gettonisti finiscano nella voce di bilancio “beni e servizi”, aggirando di fatto i limiti previsti per le assunzioni strutturali. Secondo Di Silverio, il problema non può essere affrontato solo con divieti formali ma richiede una scelta politica più ampia e una revisione del rapporto tra Stato e Regioni nella governance sanitaria. Anche perché, avverte il leader sindacale, più passa il tempo più diventa difficile riportare nel Servizio sanitario nazionale professionisti che da gettonisti lavorano con maggiore flessibilità e compensi più elevati rispetto ai colleghi assunti stabilmente.
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