sanità
11 Gennaio 2023Dalla telemedicina offerta nei centri commerciali all’Unipol che acquisisce gli ambulatori del Gruppo Sant’Agostino, fino alle vaccinazioni in azienda: molte cose si muovono in Italia nel mondo dei consumi privati in sanità, che dopo la pandemia questi consumi potrebbero crescere. Sui trend, Sanità33 intervista Erika Mallarini
Dalla telemedicina offerta nei centri commerciali all’Unipol che acquisisce gli ambulatori del Gruppo Sant’Agostino, fino alle vaccinazioni in azienda: molte cose si muovono in Italia nel mondo dei consumi privati in sanità, che dopo la pandemia questi consumi potrebbero crescere. Sui trend, Sanità33 intervista Erika Mallarini, Associate Professor of Practice di Government, Health and Not for Profit in SDA Bocconi e coordinatrice dell’Osservatorio sui Consumi Privati in Sanità di SDA. Mallarini ricorda che dopo la battuta d’arresto del 2021, dovuta alla pandemia (-6% rispetto all’anno prima, dovuto anche al blocco delle prestazioni ambulatoriali non urgenti), la spesa privata è prevista in aumento, sebbene siano in decrescita i redditi che di norma influenzano consumi sanitari. Pesa, infatti, l’arretramento del Servizio sanitario pubblico, che sembra concentrarsi sempre più sui ricoveri. Sul territorio, invece, la riforma appena varata sembra lasciare spazio ad un privato che va sempre più verso l’offerta di prestazioni integrative e non sostitutive del Servizio sanitario nazionale.
Mallarini sottolinea come cambi anche la strategia della sanità integrativa, «in questi anni è cresciuto il numero dei fruitori. Prima i player finanziari si limitavano a coprire i consumi assicurati ai lavoratori. Ma essere dipendenti da strutture di offerta non era sostenibile; la soluzione (adottata da mutue, assicurazioni, fondi integrativi) è stata di aggregare domanda di salute per accrescere il potere negoziale sugli erogatori di prestazioni. In qualche caso i player stanno cercando di erogare direttamente le prestazioni creando strutture interne e acquisendo realtà innovative come nel caso di Unipol con il Gruppo Sant’Agostino». In linea generale, per Mallarini, comunque «è più facile per una struttura di servizi inserire prodotti offerti in proprio – ad esempio le lenti dopo la visita dell’oculista – che offrire servizi quando tradizionalmente si vendono beni come dimostrano le difficoltà vissute da 12 anni dalle farmacie nel creare i nuovi servizi dal 2009 o di Amazon stessa. La stessa grande distribuzione sfrutta le potenzialità attrattive date dall’offrire servizi sanitari rivolti al benessere e non a prestazioni più complesse».
La vaccinazione offerta nelle grandi aziende è il terzo capitolo. «Statisticamente –dice Mallarini– solo il 4% italiani ritiene che vaccinazione sia prevenzione. Sono invece assimilati a prevenzione lo stile di vita sano, il consumo di integratori e in piccola parte la diagnostica. Tutto sommato è una cosa positiva. Non essendo noi italiani inclini alla prevenzione, mentre l’inserimento della vaccinazione in quel capitolo non l’aiuta a decollare, la promozione della vaccinazione da parte di soggetti di cui il paziente si fida, dal farmacista alle catene di ambulatori, migliora l’accessibilità a questa prestazione e accresce il ruolo dei medici di famiglia, che possono convincere sull’utilità e le modalità della prevenzione. In altre parole, rendere accessibile la vaccinazione contribuirà a creare una cultura vaccinale e in tale contesto introdurre la somministrazione in azienda può portare ad una maggiore “vicinanza cognitiva” tra il servizio ed i pazienti».
Link all’intervista: https://youtu.be/yoB7WGguKj8
Ludovico Baldessin
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