Intervista
16 Dicembre 2022 Sono denominati Patient-Reported Outcome Measures (PROM) e danno una misura oggettiva dell’esito delle cure dal punto di vista del paziente. Sempre più usati per calcolare il valore di un determinato intervento, che sia chirurgico, farmacologico o riabilitativo
Sono denominati Patient-Reported Outcome Measures (PROM) e danno una misura oggettiva dell’esito delle cure dal punto di vista del paziente. Sempre più usati per calcolare il valore di un determinato intervento, che sia chirurgico, farmacologico o riabilitativo, i PROMs rappresentano un’importante innovazione in medicina, come spiega Giuseppe Banfi, direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, che su questo argomento ha scritto un libro, ‘Migliorare la cura valorizzando l’esperienza del paziente’, in collaborazione con Federico Pennestrì.
I PROMs “rappresentano una modalità moderna, attuale e direi imprescindibile, ormai, della valutazione dell’attività medica, chirurgica o riabilitativa”, ha sottolineato Banfi, secondo il quale, anche se “la prima valutazione deve sempre essere quella clinica, occorre anche associare un giudizio oggettivo del paziente, attraverso scale internazionalmente validate. Un approccio che, tra l’altro, può aiutare il decisore sia dal punto di vista istituzionale che dal punto di vista politico/amministrativo”.
Queste valutazioni “sono vivamente consigliate da organi come FDA ed EMA anche nell’ambito delle sperimentazioni cliniche, per capire in che modo un trattamento impatta sulla qualità di vita, non solo rispetto a specifici sintomi trattati, ma anche riguardo la vita di relazione del paziente”, prosegue l’esperto, sottolineando che “il valore così inteso di un trattamento è determinato dal rapporto tra esiti e costi. Quindi, anche mantenendo i costi, se si migliorano gli esiti c’è un incremento di valore, che è economico, ma anche professionale, etico e sociale”.
I PROMs, inoltre, sono un sistema estremamente duttile che si può applicare a tantissime branche della medicina ed a qualsiasi attività medica nell’ospedale. E un altro aspetto “è l’estrema possibilità di standardizzazione, con il modello che si può omogeneizzare a seconda della branca in cui si usa”, spiega Banfi, che sottolinea come questo aspetto lo renda utile per confrontare l’attività di diversi istituti, soprattutto considerando la notevole mobilità dei pazienti.
Per operare al meglio la transizione verso l’uso dei PROMs anche in Italia, secondo il direttore scientifico del Galeazzi, “è fondamentale avere un registro di patologia in cui vengano inseriti questi valori”. Inoltre, attualmente l’uso dei PROMs è tutto su base volontaria da parte di medico e paziente e questo meccanismo andrebbe superato. “È un peccato che l’Italia, che ha un sistema di elevata qualità, con una classe medica di livello, non abbia la possibilità di raccogliere e fornire questi dati”, ha concluso Banfi, secondo il quale “implementare registri e puntare su trials clinici che includano i PROMs potrebbero aumentare l’importanza che il nostro Paese ha e che sempre di più dovrebbe avere a livello internazionale”.
Ludovico Baldessin
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