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Tumori

10 Giugno 2026

Tumori del sangue negli anziani, al Senato focus sul ruolo del caregiver nei percorsi di cura

Presentato il policy paper dedicato ai pazienti oncoematologici anziani: tra le proposte formazione, supporto psicologico e inserimento formale del caregiver nei PDTA


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Le innovazioni terapeutiche stanno cambiando la gestione dei tumori del sangue, in particolare nei pazienti anziani, ma per trasformare i progressi clinici in benefici concreti è necessario rafforzare i modelli organizzativi e assistenziali. Se n’è discusso nel corso del convegno "Tumori del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver", ospitato nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris. L’incontro è stata l’occasione per presentare il policy paper "Tumori del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver", documento che individua alcune priorità per migliorare la presa in carico dei pazienti oncoematologici anziani. Tra le proposte figurano percorsi strutturati di formazione e sostegno per i caregiver, un accesso più sistematico al supporto psicologico per pazienti e familiari, l'inserimento formale del caregiver nei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) ematologici e il rafforzamento dell'assistenza territoriale e domiciliare attraverso una maggiore integrazione tra ospedale, territorio e medicina generale.



"L'innovazione terapeutica nei tumori del sangue offre una grande possibilità sia per i pazienti anziani sia per il Servizio sanitario nazionale, ma comporta anche una significativa responsabilità organizzativa", ha dichiarato il senatore Guido Quintino Liris. "Dobbiamo sviluppare percorsi che accompagnino il paziente nella vita quotidiana, rafforzando l'integrazione tra ospedale, territorio e domicilio. È prioritario riconoscere, formare e sostenere il caregiver, poiché la sua presenza è spesso determinante per garantire l'accesso alle terapie più innovative". Secondo il documento, l'invecchiamento della popolazione rende leucemie e linfomi una sfida sempre più rilevante per il Servizio sanitario nazionale. Negli ultimi anni l'oncoematologia ha registrato una rapida evoluzione grazie all'arrivo di terapie cellulari CAR-T, anticorpi bispecifici e farmaci target orali, anche in formulazioni chemio-free. Trattamenti che consentono una maggiore personalizzazione delle cure e che, sempre più spesso, vengono gestiti in day hospital, day service o direttamente al domicilio del paziente. In questo scenario assume un ruolo centrale il caregiver, chiamato non solo ad accompagnare il paziente alle visite ma anche a supportarlo nella gestione delle terapie, nel monitoraggio dei sintomi e nella comunicazione con i clinici. "Nei percorsi oncoematologici più moderni il paziente e il caregiver non possono essere lasciati a una gestione informale, affidata solo alla buona volontà dei singoli professionisti o della famiglia", ha spiegato Annalisa Arcari, dirigente medico dell'Uoc Ematologia e Centro trapianti dell'Azienda Usl di Piacenza. "Una figura chiave in questo contesto può diventare il case manager infermieristico per garantire educazione terapeutica, continuità assistenziale, monitoraggio dei sintomi e raccordo operativo tra centro ematologico, territorio e domicilio. È una funzione indispensabile soprattutto quando le cure si spostano fuori dall'ospedale".



"Oggi possiamo offrire possibilità di trattamento che fino a poco tempo fa erano impensabili per pazienti anziani o fragili, che in passato venivano spesso accompagnati soprattutto con terapie di supporto", ha sottolineato Massimo Breccia, professore associato di Ematologia all'Università Sapienza di Roma. "Ma l'innovazione diventa beneficio reale solo se il paziente è inserito in un percorso sostenibile. Accessi frequenti al centro, corretta assunzione dei farmaci, monitoraggio degli effetti collaterali e comunicazione tempestiva con i clinici richiedono spesso il coinvolgimento attivo di un caregiver". Anche per Roberto Marasca, professore associato di Ematologia all'Università di Modena e Reggio Emilia, il supporto del caregiver rappresenta un elemento strategico non solo sul piano clinico ma anche su quello organizzativo. "L'assenza di un adeguato supporto del caregiver può compromettere l'appropriatezza della scelta terapeutica, favorendo il ricorso a soluzioni meno innovative e potenzialmente meno efficaci", ha osservato. "Una presa in carico non ottimale può generare complicanze, accessi non programmati, ricoveri prolungati e quindi maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale". Al dibattito hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni dei pazienti e dei caregiver, che hanno evidenziato la necessità di garantire maggiore equità nell'accesso ai percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali su tutto il territorio nazionale, promuovendo modelli di presa in carico sempre più integrati e vicini ai bisogni delle persone.





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