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20 Luglio 2026

Tariffe sanitarie, Uap chiede stop a nuovo decreto: Così si penalizzano i pazienti

L'Unione degli ambulatori e della sanità privata accreditata critica la bozza inviata dal Ministero alle Regioni e chiede di sospendere l'iter: "Servono trasparenza e confronto con gli erogatori"


tariffa prestazioni medico

L'Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata (Uap) chiede al Ministero della Salute di sospendere l'iter della nuova bozza del decreto sulle tariffe delle prestazioni sanitarie e di aprire un confronto con gli erogatori prima del passaggio al Ministero dell'Economia e alla Conferenza Stato-Regioni. Secondo l'associazione, le tariffe riconosciute dal Servizio sanitario nazionale alle strutture pubbliche e private accreditate per visite, esami e trattamenti devono garantire la sostenibilità economica dell'attività assistenziale. In caso contrario, avverte l'associazione, gli effetti ricadrebbero sull'intero sistema: riduzione dell'offerta di prestazioni, rinvio degli investimenti, allungamento delle liste d'attesa e maggiore ricorso alla spesa privata da parte delle famiglie.

L'associazione sottolinea inoltre che il problema riguarda anche le strutture pubbliche. Se le prestazioni vengono valorizzate con importi inferiori ai costi sostenuti, spiegano gli operatori, si determinano squilibri di bilancio che finiscono per ridurre le risorse disponibili per il personale, l'innovazione tecnologica e gli investimenti. Al centro delle contestazioni vi è anche il metodo seguito dal Ministero nella definizione delle nuove tariffe. La presidente di Uap, Mariastella Giorlandino, ricorda che il precedente decreto tariffario del 25 novembre 2024 era stato annullato dal Tar del Lazio con efficacia differita per carenze nell'istruttoria e nella metodologia adottata. Per questo, osserva, ci si sarebbe aspettati un nuovo procedimento caratterizzato da maggiore trasparenza e da un confronto preventivo con le organizzazioni rappresentative delle strutture sanitarie. Secondo Uap, invece, la nuova bozza sarebbe stata resa nota prima di qualsiasi consultazione con gli operatori. "Non si contesta la diffusione pubblica dello schema, ma il fatto che la comunicazione abbia preceduto il confronto con chi eroga quotidianamente le prestazioni e ne conosce i costi reali", afferma Giorlandino. L'associazione lamenta inoltre la mancanza di informazioni dettagliate sui dati utilizzati per costruire le nuove tariffe, sul numero di strutture coinvolte nell'analisi e sulla rappresentatività del campione. Tra le principali criticità evidenziate figura anche il ricorso alla classificazione Fa-Re, un sistema sviluppato originariamente per la Regione Emilia-Romagna che raggruppa prestazioni simili per caratteristiche organizzative e tecnologiche. Secondo Uap, utilizzare valori medi riferiti a interi gruppi di prestazioni rischia di mascherare situazioni nelle quali singoli esami risultano fortemente sotto-remunerati, pur a fronte di un equilibrio complessivo del gruppo.

L'associazione cita come esempio il settore della diagnostica di laboratorio. Un rapporto medio tra costi e ricavi pari al 99,7%, osserva, non dimostra che ogni singolo esame sia adeguatamente remunerato, poiché le perdite generate da alcune prestazioni possono essere compensate da altre economicamente più favorevoli. Inoltre, viene contestata l'esclusione dall'analisi dei laboratori con meno di 200mila prestazioni annue, scelta che, secondo Uap, rischia di costruire il sistema tariffario sulla realtà dei grandi operatori, senza considerare i costi sostenuti dalle strutture di piccole e medie dimensioni che garantiscono l'assistenza di prossimità. Perplessità vengono espresse anche sulla cosiddetta "soglia del 3%", fissata dal Ministero come limite entro il quale le tariffe non vengono aggiornate. Uap chiede chiarimenti sui criteri che hanno portato alla definizione di questa percentuale e sulle modalità con cui sono stati esclusi dall'analisi i valori considerati anomali. Alla luce di queste criticità, l'associazione chiede al Ministero della Salute di sospendere l'iter del decreto, rendere pubblici dati e criteri utilizzati per la definizione delle tariffe e convocare con urgenza le organizzazioni rappresentative degli erogatori prima del passaggio al Ministero dell'Economia e della successiva Conferenza Stato-Regioni. Secondo Uap, l'obiettivo non dovrebbe essere quello di mantenere basse le tariffe, ma di garantire prestazioni realmente disponibili, tempestive e di qualità. "Senza tariffe sostenibili - conclude Giorlandino - non si tutelano i conti pubblici: si riducono le prestazioni, si allungano le attese e si indebolisce l'intero Servizio sanitario nazionale".

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