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Malattie croniche

09 Giugno 2026

Piano cronicità, associazioni e pazienti chiedono l'inclusione di oncoematologia e psoriasi

Salutequità, AIL e Apiafco chiedono l'inclusione delle patologie nel Piano per azzerare le disuguaglianze regionali


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Garantire equità di accesso alle cure, abbattere le disuguaglianze territoriali e alleggerire il pesante carico economico che oggi grava sulle famiglie e sulle casse della previdenza sociale. È questo l'obiettivo dell'appello congiunto lanciato al ministero della Salute e alle istituzioni da parte di Salutequità, l’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma (Ail) e l’Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza (Apiafco). Al centro della richiesta c'è l'inclusione delle neoplasie ematologiche croniche e della psoriasi all'interno del Piano nazionale della cronicità (Pnc), dal quale centinaia di migliaia di pazienti restano ancora oggi ingiustificatamente esclusi.

L’istanza è stata presentata a Roma durante l’evento “Equità di accesso alle cure in oncoematologia e psoriasi. L’aggiornamento del Piano Nazionale Cronicità per garantire più diritti dei pazienti”, promosso da Salutequità, con il patrocinio di Ail e Apiafco, e realizzato con il contributo non condizionante di BeOne Medicines e UCB Pharma. L'incontro ha riunito istituzioni, clinici ed esperti per discutere il superamento di un vulnus programmatico non più tollerabile. La mancata pianificazione nazionale per queste condizioni complesse si traduce in una forte frammentazione assistenziale, nell'aumento di ricoveri evitabili e in percorsi di cura disomogenei tra le diverse Regioni, limitando di fatto l'accesso tempestivo alle terapie innovative.

Rafforzare l’equità del Servizio sanitario nazionale 

La gestione delle malattie croniche in Italia rappresenta una sfida sempre più incalzante e complessa e anche per questo motivo, è stato promosso il confronto fra più stakeholder affinché il Piano faccia un passo avanti nel rafforzare l’equità del Servizio sanitario nazionale. 

“Il nuovo Piano nazionale prevede la possibilità di aggiornare periodicamente le schede di patologia contenute nella sua parte seconda. Neoplasie ematologiche croniche e psoriasi rispondono pienamente ai criteri di cronicità definiti dal Piano. Lavorare su questo fronte significa costruire un sistema che non lasci indietro nessuno - e oggi insieme alle associazioni pazienti stiamo chiedendo esattamente questo alle Istituzioni”, ha affermato Tonino Aceti, presidente di Salutequità.



Garantire continuità assistenziale e supporto 

Per l'oncoematologia, lo scenario è radicalmente mutato negli ultimi anni, grazie ai successi della ricerca scientifica. Come spiegato da Gaetano Biallo, direttore generale di Ail, oggi molte neoplasie del sangue sono diventate patologie croniche a lunga sopravvivenza, con un'aspettativa di vita spesso sovrapponibile a quella della popolazione sana. “Ma la programmazione sanitaria – ha sottolineato Biallo – deve progredire velocemente. L’ingresso nel Piano cronicità è indispensabile per garantire continuità assistenziale e supporto ai pazienti e alle famiglie”. In Italia si stimano circa 500mila persone che convivono con un tumore del sangue, a fronte di oltre 30mila nuove diagnosi ogni anno. Questa straordinaria conquista clinica richiede però un rapido adeguamento della programmazione sanitaria.

Costi annui per i pazienti

I dati epidemiologici e di farmaco-economia emersi nel corso del dibattito confermano l'urgenza dell'intervento. Gli studi più recenti evidenziano che il mieloma multiplo comporta costi superiori ai 10mila euro l'anno per paziente, di cui oltre 8mila legati a costi indiretti come l'abbandono o la riduzione dell'attività lavorativa. Per la leucemia linfatica cronica e la macroglobulinemia di Waldenström la spesa media annua per paziente supera i 42mila euro, con i costi sanitari diretti che assorbono l'82% del totale. Anche l'impatto previdenziale è rilevante, considerando che per alcuni linfomi a cellule B i costi a carico dell'Inps superano i 60 milioni di euro l'anno, a fronte di oltre 130 milioni di spesa sanitaria diretta.

Non solo un disturbo della pelle

Sul fronte della psoriasi, la necessità di un pieno riconoscimento normativo è altrettanto stringente. Valeria Corazza, presidente di Apiafco, ha ricordato come la patologia, oggi definita malattia psoriasica, non sia un semplice disturbo della pelle, bensì una malattia cronica sistemica dall'alto impatto clinico ed economico, troppo a lungo ignorata dalle istituzioni. “Oggi più che mai – ha detto – è fondamentale riconoscere alla psoriasi la piena dignità normativa: una patologia troppo a lungo ignorata, che deve essere trattata al pari delle altre malattie croniche già incluse nel Piano nazionale delle cronicità”. 



Passo necessario per rendere omogeneo l’accesso alle cure

Una recente analisi di real world evidence stima in circa 1,4 milioni le persone affette da psoriasi in Italia, un dato peraltro sottostimato poiché basato solo sui registri del Ssn. Il profilo di comorbilità di questi pazienti è particolarmente severo, con un'alta incidenza di patologie cardiovascolari e metaboliche che porta a un incremento del rischio di mortalità del 10% rispetto alla popolazione generale. Questa complessità si riflette anche sui costi: la spesa sanitaria diretta pro capite per un paziente psoriasico è di 1.654 euro l'anno, quasi l'80% in più rispetto alla media della popolazione generale, mentre la spesa complessiva annua (inclusi i costi out of pocket sostenuti direttamente dai cittadini) può raggiungere gli 11.434 euro, secondo le stime internazionali dell'Ifpa. Di fronte a questi numeri, le associazioni chiedono alle istituzioni una serie di azioni immediate, a partire dall'inclusione formale delle patologie nella seconda parte del Piano. Da qui poi deve derivare l'adozione di Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) omogenei a livello nazionale, potenziati anche dagli strumenti della sanità digitale e monitorati attraverso indicatori precisi. Diventa inoltre prioritario rafforzare l'integrazione tra i centri specialistici e la medicina del territorio per favorire diagnosi precoci e un follow-up strutturato, valorizzando al contempo il ruolo attivo delle associazioni dei pazienti nei processi di programmazione e valutazione delle reti di cura per la cronicità.

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