Farmaceutica
27 Febbraio 2026Lucia Aleotti, componente del Cda di Menarini e del comitato di presidenza di Farmindustria, si schiera a favore delle politiche avviate dal ministero della Salute

«È un falso assoluto. Vent’anni fa, cioè nel 2006, lo Stato per i farmaci distribuiti in farmacia pagava 12 miliardi. Oggi ne spende 8. Non mi sembra che vi sia alcuna speculazione. È invece importante portare quanto più possibile l’innovazione farmaceutica nelle farmacie, che sono vicine ai pazienti». Lo afferma Lucia Aleotti, azionista e componente del Cda del gruppo Menarini e del comitato di presidenza di Farmindustria, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, intervenendo nella polemica seguita al Dataroom del Corriere della Sera che attribuiva alle misure del ministero della Salute un aumento della spesa farmaceutica a vantaggio di farmacie e industria.
Testo unico della farmaceutica: un riordino necessario
Aleotti valuta positivamente l’elaborazione di un Testo unico della farmaceutica che, secondo il promotore sottosegretario Marcello Gemmato, potrebbe essere definito entro fine anno. L’obiettivo indicato è «garantire un accesso equo ai farmaci su tutto il territorio nazionale, ridurre la burocrazia, consolidare il ruolo delle farmacie di comunità come presidi territoriali e migliorare la sostenibilità del sistema sanitario».
Nel merito delle questioni aperte, Aleotti sottolinea la necessità che il provvedimento introduca misure per ridurre la burocrazia regionale, ritenuta responsabile dell’allungamento dei tempi di accesso al farmaco dopo la valutazione di Ema e Aifa. Indica inoltre l’esigenza di un ripensamento del payback e, più in generale, delle modalità di finanziamento del sistema farmaceutico. Evidenzia anche il tema della sostenibilità economica, per l’industria, della produzione di farmaci consolidati destinati alla gestione della cronicità. «I prezzi dei farmaci rimborsati non vengono mai aggiornati dallo Stato in base all’inflazione e molti prodotti presentano valori invariati o in calo da oltre vent’anni», osserva.
Aleotti richiama infine la questione della dipendenza dalla produzione di principi attivi in Cina e India, tema riproposto anche dal sottosegretario Gemmato e dal presidente di Farmindustria Marcello Cattani. Si tratta, sottolinea, di una criticità complessa, che a suo giudizio risente anche di alcune scelte della Commissione europea. Tra queste cita il provvedimento sulle acque reflue, che «sembra voler allontanare gli investimenti dal nostro continente».
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