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23 Febbraio 2026Interrogazione parlamentare sul mancato Dpcm per la ripartizione delle borse di specializzazione non medica

Il decreto attuativo per la ripartizione delle risorse destinate alle borse di studio degli specializzandi dell’area sanitaria non medica non risulta ancora emanato e questo starebbe bloccando la pubblicazione dei bandi per l’anno accademico 2025/2026. È quanto segnalano i deputati Marco Lacarra e Ubaldo Pagano Stefanazzi in un’interrogazione rivolta al Governo e ai ministri dell’Università, della Salute e dell’Economia.
La questione riguarda l’attuazione della misura introdotta con la legge di bilancio 2025, che ha previsto, a partire dall’anno accademico 2024/2025, una borsa di studio per i professionisti iscritti alle scuole di specializzazione dell’area sanitaria non medica — tra cui farmacisti, veterinari, odontoiatri, biologi, chimici, fisici e psicologi — pari a 4.773 euro lordi annui, da erogare mensilmente dalle università con fondi statali. La norma stabilisce che la ripartizione delle risorse avvenga tramite decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministero dell’università e della ricerca e di concerto con i ministeri della Salute e dell’Economia.
Nell’interrogazione si ricorda che, con una nota dell’8 agosto 2025, il Ministero dell’università e della ricerca aveva comunicato ai rettori che il Dpcm era “in fase di perfezionamento”. Tuttavia, secondo i parlamentari, il provvedimento non sarebbe ancora stato adottato, determinando una situazione di incertezza che impedisce agli atenei di pubblicare i bandi di accesso alle scuole di specializzazione per l’anno accademico 2025/2026.
I firmatari evidenziano come il ritardo possa avere ricadute sui percorsi di formazione post-laurea di numerosi professionisti e incidere sulla programmazione del personale specializzato necessario al Servizio sanitario nazionale. La richiesta al Governo è quindi di chiarire le motivazioni del mancato varo del decreto e di indicare i tempi previsti per la sua adozione, così da consentire la regolare attivazione dell’offerta formativa.
Un ulteriore punto dell’interrogazione riguarda l’entità economica della borsa. L’importo previsto, equivalente a meno di 400 euro mensili, viene definito sproporzionato rispetto a un impegno formativo stimato in circa 38-40 ore settimanali, con il rischio di ridurre l’attrattività dei percorsi di specializzazione. Per questo i parlamentari sollecitano anche una valutazione sull’eventuale revisione della misura.
L’atto ispettivo chiede infine quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per evitare il blocco dei bandi e garantire continuità alla programmazione formativa, in un contesto in cui la disponibilità di professionalità specialistiche rappresenta un elemento rilevante per l’organizzazione del Servizio sanitario nazionale.
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