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Prevenzione

19 Maggio 2026

Piano prevenzione 2026-2031, le Regioni frenano: Serve confronto col Governo

In Conferenza Stato-Regioni arriva il nuovo Piano nazionale della prevenzione: 200 milioni l’anno, più controlli sui risultati e focus su cronicità, infezioni, clima e salute mentale


medico

Il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 arriva giovedì sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni, ma il clima tra Governo e territori resta teso. Le Regioni contestano il metodo seguito dall’esecutivo sulle riforme sanitarie e chiedono un confronto preventivo, mettendo in guardia dal rischio di decisioni calate dall’alto anche sui grandi dossier della sanità pubblica. “Ci saremmo aspettati un coinvolgimento differente e preventivo, non ex post”, ha dichiarato il coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni Massimo Fabi, annunciando la richiesta al Governo di ritirare il ddl sul potenziamento del Servizio sanitario nazionale e aprire “un confronto nel segno della leale collaborazione”.

Il nuovo Piano prevenzione definirà la strategia nazionale di sanità pubblica fino al 2031. Un Piano che amplia il raggio d’azione della prevenzione ben oltre vaccinazioni e screening, includendo cronicità, salute mentale, cambiamenti climatici, infezioni emergenti, sicurezza sul lavoro, alimentazione, ambiente e contrasto alle disuguaglianze. Il testo predisposto dal ministero della Salute conferma 200 milioni di euro l’anno alle Regioni per l’attuazione degli interventi, con ulteriori 50 milioni aggiuntivi previsti per il 2026. Ma introduce soprattutto un sistema più rigido di monitoraggio: le Regioni dovranno dimostrare progressivamente il raggiungimento di obiettivi certificabili attraverso indicatori e target annuali crescenti fino al 2031. Cuore operativo del Piano saranno 14 Programmi predefiniti obbligatori per tutte le Regioni. Tra questi figurano screening oncologici, gestione integrata delle malattie croniche, promozione della salute nelle scuole e nei luoghi di lavoro, prevenzione delle dipendenze, sorveglianza delle malattie infettive, sicurezza alimentare e tutela ambientale. Sette i macro-obiettivi individuati: malattie croniche non trasmissibili, dipendenze, incidenti domestici e stradali, salute e sicurezza dei lavoratori, ambiente e clima, malattie infettive prioritarie e sicurezza alimentare con sanità veterinaria.

Grande attenzione viene riservata agli screening oncologici. Il Piano punta a consolidare i programmi già attivi per mammella, colon-retto e cervice uterina, ma apre anche alla valutazione di nuovi screening per tumori come polmone e prostata, con particolare attenzione alla riduzione delle disuguaglianze territoriali. Sul fronte delle cronicità il documento insiste sulla necessità di rafforzare la prevenzione precoce dei fattori di rischio — tabagismo, sedentarietà, alcol, obesità e cattiva alimentazione — attraverso un’integrazione più stretta tra Dipartimenti di prevenzione, medicina territoriale, ospedali, medici di medicina generale e pediatri. Il Piano introduce inoltre un approccio One Health, integrando salute umana, ambiente e benessere animale, e punta sul digitale attraverso una piattaforma nazionale per monitoraggio e valutazione dei Piani regionali, con strumenti avanzati di reportistica e supporto basati anche sull’intelligenza artificiale. Tra le novità più attese figura, infine, l’impegno del ministero della Salute a lavorare con Agenas per definire nuovi standard sulle dotazioni organiche dei Dipartimenti di prevenzione, considerati centrali nell’attuazione concreta delle strategie sui territori.

TAG: CONFERENZA STATO REGIONI, PIANO PREVENZIONE, REGIONI

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