Acque reflue
26 Gennaio 2026Audizione al Senato, Marcello Cattani e Michele Uda: “Impatto sproporzionato sul farmaceutico, rischio carenze e perdita di competitività”

Crescono le critiche dell’industria farmaceutica italiana nei confronti della direttiva europea sulle acque reflue urbane, entrata in vigore all’inizio del 2025. Farmindustria ed Egualia mettono in guardia dalle ricadute economiche e industriali di una normativa che, secondo le associazioni, rischia di colpire in modo sbilanciato il comparto farmaceutico, con effetti potenzialmente rilevanti sulla sostenibilità delle imprese e sull’accesso ai medicinali. Le preoccupazioni sono state ribadite in Senato, nel corso di un’audizione davanti alla Commissione Politiche dell’Unione europea nell’ambito dell’esame della Legge di delegazione europea 2025. Secondo i rappresentanti delle due associazioni, Marcello Cattani e Michele Uda, le norme sul trattamento delle acque reflue per la rimozione dei microinquinanti, così come impostate, risultano insostenibili per il comparto e rischiano di indebolire ulteriormente la competitività europea in un contesto già segnato da forti tensioni geopolitiche, concorrenza globale e da un aumento strutturale dei costi operativi pari a circa il 30% rispetto al 2021.
Le imprese si riferiscono, in particolare, al sistema di Responsabilità estesa del produttore (EPR), che, se introdotto senza correttivi, potrebbe compromettere in modo irreversibile la sostenibilità della filiera farmaceutica. Farmindustria ed Egualia citano recenti evidenze secondo cui la Commissione europea avrebbe sovrastimato di quattro volte l’impatto ambientale dei farmaci, stimato al 66% e ridimensionato al 18%, e sottostimato in modo significativo i costi. Gli oneri aggiuntivi, spiegano, arriverebbero fino a 10 miliardi di euro l’anno per le aziende europee, contro gli 1,2 miliardi previsti dalla valutazione di impatto, gravando di fatto solo su due settori, quello farmaceutico e quello cosmetico, con il rischio di aggravare le carenze di medicinali, in contrasto con altre politiche dell’Unione.
Da qui la richiesta al Governo di continuare a sostenere, in tutte le sedi europee, la sospensione dell’applicazione della direttiva e l’avvio di un nuovo impact assessment entro il 31 dicembre 2028, data prevista per l’entrata in vigore dello schema EPR. In vista del recepimento nazionale della normativa, Farmindustria ed Egualia chiedono inoltre l’adozione di principi che tutelino l’accesso ai medicinali e la competitività industriale, estendendo gli obblighi a tutti i produttori di sostanze microinquinanti in modo proporzionato, definendo criteri di calcolo dei contributi condivisi con le rappresentanze industriali e prevedendo un’unica organizzazione nazionale per l’adempimento della responsabilità del produttore, sotto il controllo delle aziende soggette all’EPR.
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