Tumori
18 Settembre 2024È uno dei cosiddetti 'big killers' e al momento della diagnosi fino all'80% delle pazienti presenta una malattia già in fase avanzata. Per potenziare l'assistenza medico-sanitaria, il board Ovarian Cancer Committee ha lavorato ad un policy paper sulla neoplasia

Oltre 6.000 nuovi casi e 3.600 decessi ogni anno, per una sopravvivenza netta a 5 anni che si attesta appena al 43%. Sono questi i tre principali dati che descrivono la realtà del tumore ovarico nel nostro Paese. È uno dei cosiddetti 'big killers' e al momento della diagnosi fino all'80% delle pazienti presenta una malattia già in fase avanzata. Per potenziare l'assistenza medico-sanitaria, il board multidisciplinare Ovarian Cancer Committee (Occ) ha lavorato ad un policy paper sulla neoplasia. Sono state individuate le priorità e formulate alcune proposte per un migliore ed equo accesso alle cure più avanzate. Il documento è stato scritto da rappresentanti dei pazienti e dei clinici e presentato oggi in Senato. L'iniziativa - riporta una nota - si pone l'obiettivo di declinare in Italia l'impegno assunto da AstraZeneca a livello europeo con l'Occ insieme alla Società europea di oncologia ginecologica (Esgo) e la Rete europea dei gruppi di difesa del cancro ginecologico (Engage).
Il tumore dell'ovaio rappresenta il 30% di tutte le neoplasie ginecologiche registrate nel nostro Paese. "È una patologia oncologica che presenta un'elevata eterogeneità biologica, ma solo di recente sono stati introdotti nuovi farmaci a bersaglio molecolare - spiega Domenica Lorusso, professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia alla Humanitas University e direttore del Programma di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X di Milano - Fino a un decennio fa la chemioterapia era di fatto l'unica possibile opzione terapeutica. Oggi invece, sia per la malattia in stadio avanzato che per le recidive, sono disponibili delle terapie 'targeted'. Di solito vengono utilizzate in associazione alla chemioterapia. Diventa perciò fondamentale l'esecuzione di test genetici specifici in grado di valutare l'opportunità di somministrare farmaci potenzialmente molto efficaci".
Tra le richieste individuate dall'Occ per l'Italia c'è anche quella di incentivare l'esecuzione di test genomici in grado di rilevare il deficit di ricombinazione omologa (Hrd). "I test dell'Hrd - sottolineano gli autori del documento - sono però esami molto complessi. Devono essere svolti solo in laboratori che possiedono adeguate infrastrutture tecnologiche che permettono il nuovo sequenziamento genetico (o Ngs). Vanno create delle reti laboratoristiche regionali che rispettino dei precisi parametri stabiliti dalle istituzioni sanitarie internazionali. Bisogna inoltre prevedere un sistema di controllo costante della qualità e del monitoraggio delle attività dei singoli laboratori. Infine, è assolutamente necessario garantire la rimborsabilità e un accesso omogeneo ai test Hrd attraverso il loro inserimento nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). L'obiettivo finale è riuscire più ad assicurare una reale presa in carico globale di tutte le donne con carcinoma ovarico attraverso la definizione di nuovi percorsi. Questi devono integrare le singole fasi del processo di cura sempre seguendo un approccio multidisciplinare e anche offrendo costantemente una corretta informazione sulla patologia".
"Come rappresentati del Senato prendiamo l'impegno di portare avanti le richieste dell'Ovarian Cancer Committee - afferma la senatrice Elena Murelli, membro della Commissione Sanità e Lavoro del Senato - Il diritto alla salute è previsto e riconosciuto dalla nostra Costituzione, compito del Parlamento è assicurarlo a tutti i cittadini. Questo principio è particolarmente valido quando dobbiamo affrontare il cancro, un gruppo di malattie in crescita ma per fortuna sempre più curabili".
"La nostra azienda sostiene con grande orgoglio l'iniziativa dell'Ovarian Cancer Commitment - dichiara Francesca Patarnello, Vp Market Access & Government Affairs di AstraZeneca - Vogliamo contribuire a dare voce alle opinioni di pazienti, clinici e istituzioni su una malattia su cui si parla ancora poco. Abbiamo ideato per questo motivo la campagna di comunicazione 'Hai due minuti?', che si pone l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul tema della prevenzione del tumore ovarico. Le innovazioni prodotte dalla ricerca medico-scientifica non devono rimanere a vantaggio solo di poche donne, ma devono essere messe a disposizione di tutti i pazienti che possono trarre benefici dai nuovi e più mirati farmaci anti-cancro. La partnership tra tutti gli attori del sistema mira a rendere accessibili queste innovazioni e garantire un accesso equo alle cure più avanzate".
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