elezioni
26 Settembre 2022 La coalizione di Centro Destra ha vinto le elezioni 2022. Fratelli d’Italia, sigla guidata da Giorgia Meloni che potrebbe diventare la prima premier italiana della storia, è maggioritaria: i nodi aperti sulla sanità e sul prossimo Ministro della Salute
La coalizione di Centro Destra ha vinto le elezioni 2022. Fratelli d’Italia, sigla guidata da Giorgia Meloni che potrebbe diventare la prima premier italiana della storia, è maggioritaria con un 26%, quanto il Centro Sinistra messo insieme. La Lega di Matteo Salvini e Forza Italia guidata da Silvio Berlusconi si sono attestate rispettivamente al 9 e all’8,3% e Noi Moderati allo 0,9%. Sul fronte opposto, il Partito Democratico di Enrico Letta si attesta al 19%, Verdi-Sinistra al 3,5%, +Europa al 3% ed Impegno Civico (Luigi Di Maio) allo 0,5%. Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte è al 15,5 %; Azione ed Italia Viva (Francesco Calenda e Matteo Renzi) insieme non arrivano all’8%. Sotto la soglia di sbarramento del 3% le altre sigle. Quanto a seggi, nelle proiezioni il Centro-Destra è accreditato della maggioranza assoluta sia al Senato, sia – con scarto minore – alla Camera.
Da ottobre, un parlamento quasi dimezzato, con 400 deputati per la Camera e 200 seggi per il Senato (contro gli originari 630 e 315) è chiamato a progettare una Finanziaria impegnativa, oltre che a convertire, a brevissimo, il decreto-legge Aiuti-ter: in tempo di crisi energetica e di boom dei costi del gas, ad un governo “politico”, famiglie e imprese chiedono un supplemento di attenzione. Altro impegno ineludibile, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: l’Europa ha erogato la seconda tranche di aiuti da 21,8 miliardi ma l’Italia ha 55 target da raggiungere entro fine anno, e la Commissione europea li dovrà subito verificare. Sempre a livello europeo, si dovrà negoziare con gli altri partner un piano per razionare l’energia ed un tetto al prezzo del gas. Si attende poi, come atto finale del governo Draghi, la Nota di aggiornamento al documento di programmazione economica e finanziaria che condizionerà le attribuzioni al Fondo sanitario e i margini di manovra per le pensioni oltre che le cifre da liberare per aiuti e sgravi fiscali ad imprese e famiglie.
E la sanità? Con il taglio dei parlamentari, potrebbe avere meno rilievo. In Senato la Commissione che se ne occupa, fin qui guidata da Anna Maria Parente (Italia Viva), è stata accorpata con la Commissione Lavoro. Sul prossimo ministro della Salute di centro destra, che dovrà giostrarsi tra le spinte delle regioni e i vincoli posti dal ministro dell’Economia, è legittimo chiedersi se sarà un tecnico od un politico. Tra le figure politiche, si fa il nome dell’assessora alla Salute lombarda Letizia Moratti (Forza Italia), ex sindaca di Milano, che è anche vicepresidente della Regione. Moratti, tuttavia, si vorrebbe candidare alle prossime elezioni regionali nel 2023 (e si profila uno scontro interno alla maggioranza, visto che anche il presidente uscente, il leghista Attilio Fontana, ha dichiarato di volersi ricandidare). Sempre per Forza Italia altri candidabili sarebbero Andrea Mandelli, deputato e presidente della Federazione nazionale degli ordini dei farmacisti, e Licia Ronzulli, senatrice. Per “Noi Moderati”, quarta forza di coalizione, emerge il sottosegretario alla Salute uscente Andrea Costa. Per la Lega, a metà strada tra politico ed esperto di macchina amministrativa è spendibile il profilo di Luca Coletto già assessore alla Salute in Veneto ed ora in Umbria. Per Fratelli d’Italia un possibile nome è quello del deputato pugliese, e farmacista, Marcello Gemmato. Piccola annotazione, essendo la sanità materia “contesa” tra stato e regioni, le posizioni della Lega sull’autonomia delle regioni del Nord in questo tema potrebbero, almeno in partenza, risultare diverse da quelle del resto della coalizione. Tra i possibili ministri che hanno indossato il camice, si è fatto in estate il nome di Matteo Bassetti, infettivologo dell’ospedale San Martino di Genova, molto esposto in tv durante la pandemia di Covid-19 e disponibile. Profilo più istituzionale quello del presidente dell’Agenzia del Farmaco-Aifa, Giorgio Palù. Se infine, vista la globalizzazione dei problemi sanitari, il ministro ("politico”) si dovesse scegliere a Bruxelles, un nome è Raffaele Fitto, ex Forza Italia oggi FdI, esperto della macchina amministrativa in Puglia, dove 20 anni fa, causa deficit, iniziò un’opera di accorpamento degli ospedali, avversata ma mai davvero ritrattata dalle giunte successive.
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