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Oncologia

26 Marzo 2026

Prevenzione oncologica, servono politiche e accesso equo. Lo studio Ue

Tra scarsa informazione, fake news, liste d’attesa e difficoltà di accesso a comportamenti salutari. La necessità di un nuovo paradigma che superi la responsabilità del singolo individuo


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La prevenzione del cancro è fondamentale per il Piano europeo di lotta contro il cancro, e il Codice europeo contro il cancro (ECAC) fornisce raccomandazioni basate su evidenze scientifiche per ridurre il rischio di cancro. La quarta edizione (ECAC4) si concentra sul cambiamento dei comportamenti individuali, ma un'attuazione efficace richiede una comprensione approfondita dei fattori individuali e strutturali che influenzano l'adozione di tali comportamenti. 

Un recente studio, pubblicato su The Lancet Regional Health Europe, ha esaminato le barriere e i fattori facilitanti che influenzano l'adesione al programma ECAC tra gli adulti in nove paesi dell'Unione Europea. I risultati forniscono le basi per la quinta edizione del Codice che un duplice approccio combinando la consulenza individuale con misure politiche che creano ambienti favorevoli a comportamenti più sani. I dati indicano che una prevenzione efficace dipende non solo dalla motivazione individuale, ma anche da un ambiente che favorisca il cambiamento comportamentale.

Lo studio ha coinvolto 141 adulti di età compresa tra 18 e 65 anni, senza precedenti diagnosi di cancro, provenienti da Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Portogallo, Romania e Spagna. L’analisi multicentrica qualitativa ha esaminato i fattori individuali e contestuali che influenzano l'adozione o il rifiuto delle raccomandazioni dell'ECAC da parte degli adulti.

I partecipanti in media hanno dichiarato scarsa consapevolezza rispetto a specifici fattori di rischio, in particolare l'esposizione al radon e ai cancerogeni occupazionali, dati quest’ultimo che riflette anche lacune nella formazione professionale.

In molti casi, l'incertezza riguardava anche le modalità di valutazione del rischio e l'identificazione di fonti informative affidabili. La disinformazione e le false promesse sulla salute sono stati segnalati come ostacoli all'assunzione di decisioni basate sull'evidenza. 

Il fattore "opportunità" è emerso come il vincolo dominante: il costo degli alimenti freschi, la mancanza di tempo legata ai ritmi lavorativi e la ridotta accessibilità agli spazi verdi sono stati identificati come barriere alle condotte salutari. In contesti sociali, il consumo di alcol risulta fortemente normalizzato, in particolare durante feste e riunioni, il che rende difficile astenersi o ridurne il consumo a causa della pressione sociale.

Uno dei dati più significativi per gli operatori del settore riguarda il ruolo del sistema sanitario stesso. I partecipanti hanno citato le liste di attesa, le difficoltà nell'ottenere appuntamenti e il tempo limitato a disposizione per la prevenzione come fattori che riducono l'aderenza a raccomandazioni e screening.
Al contrario, la motivazione si è rivelata il facilitatore più potente: la paura del cancro, l'esperienza personale o familiare con la malattia e il desiderio di mantenere una buona qualità di vita in età avanzata rappresentano leve che i professionisti sanitari possono utilizzare nel supportare il cambiamento comportamentale durante i consulti. 

Il dato di contesto rimane allarmante: solo il 3% dei bilanci sanitari viene attualmente destinato alla promozione della salute e alla prevenzione delle malattie, a fronte di un potenziale di prevenzione stimato al 40% dei casi oncologici. Un gap che la quinta edizione del Codice intende contribuire a colmare, chiedendo ai decisori politici e ai professionisti sanitari un cambio di paradigma sistemico.

Lo studio invia un messaggio netto: l'educazione sanitaria è necessaria ma non sufficiente. Per migliorare l'aderenza alle raccomandazioni preventive, occorre rafforzare la health literacy non solo sul "cosa fare" ma anche sul "come e dove agire" e allo stesso tempo, riconoscere i vincoli economici e di tempo per permettere di elaborare piani di prevenzione più realistici e individualizzati. 

Per migliorare l'adesione alle raccomandazioni, lo studio suggerisce di agire su tre livelli. Primo, rafforzare l'alfabetizzazione sanitaria non limitandosi a trasmettere informazioni, ma guidando i pazienti sul come e dove agire. Secondo, riconoscere i vincoli contestuali del paziente, in particolare quelli economici e di tempo, per costruire piani preventivi più realistici. Terzo, valorizzare il ruolo del medico di medicina generale, interlocutore privilegiato per promuovere screening e cambiamenti dello stile di vita grazie alla relazione fiduciaria con il paziente.

Per la prima volta, il quinto Codice include raccomandazioni esplicite rivolte ai governi e ai decisori politici per tradurre le linee guida in politiche pubbliche su scala sistemica, a livello internazionale, europeo, nazionale, regionale e locale. Una svolta che la comunità scientifica e le associazioni di pazienti giudicano attesa da tempo. Tra le principali innovazioni dell'ECAC5 figurano nuove indicazioni sull'inquinamento atmosferico, sulle infezioni oncogene, sullo screening del tumore del polmone, oltre a raccomandazioni rafforzate su tabacco, alcol, dieta, peso corporeo ed esposizioni occupazionali e da radiazioni. 

In definitiva, ridurre l'incidenza del cancro in Europa richiederà la traduzione delle raccomandazioni individuali in politiche che promuovano un accesso equo alla prevenzione e riducano la responsabilità che ricade esclusivamente sui singoli individui.

Matteo Vian

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