Aborto
05 Marzo 2026Gli Stati membri possono destinare risorse del Fondo sociale europeo a coprire le interruzioni di gravidanza per donne provenienti da Paesi con accesso limitato

La Commissione europea ha chiarito che gli Stati membri possono utilizzare risorse di un fondo sociale già esistente dell’Unione per coprire gratuitamente l’interruzione di gravidanza per donne provenienti da Paesi dell’Ue in cui l’accesso all’aborto sicuro è fortemente limitato.
La precisazione arriva in risposta all’iniziativa dei cittadini europei “My Voice, My Choice”, promossa da organizzazioni per i diritti delle donne che chiedevano la creazione di uno strumento finanziato dall’Ue per sostenere le donne costrette a recarsi all’estero per accedere alla procedura. L’iniziativa ha raccolto oltre un milione di firme, obbligando la Commissione a prendere posizione formale.
L’esecutivo europeo non ha proposto un nuovo meccanismo di finanziamento, ma ha indicato che i governi nazionali possono scegliere di utilizzare o riallocare fondi già disponibili per garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza.
In alcuni Paesi dell’Unione, come Malta e Polonia, vigono divieti quasi totali, mentre in altri, tra cui Italia e Croazia, l’accesso alla procedura può risultare complicata.
Secondo i promotori dell’iniziativa, le donne nei 27 Stati membri dovrebbero poter accedere in modo uniforme a servizi di aborto legale e sicuro. Critiche sono arrivate da ambienti conservatori, secondo cui la misura interferirebbe con il diritto degli Stati membri di definire autonomamente le proprie politiche sanitarie. Questa è la dodicesima iniziativa dei cittadini europei a cui la Commissione risponde formalmente dall’introduzione dello strumento nel 2012.
Cristoforo Zervos
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