Oncologia
10 Giugno 2026Un'analisi dello Swedish Institute for Health Economics segnala l'aumento delle approvazioni EMA negli ultimi anni, ma evidenzia possibili criticità sulla competitività europea e sull'accesso all'innovazione

Negli ultimi trent'anni l'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha autorizzato quasi 200 nuovi farmaci oncologici e oltre 300 nuove indicazioni per medicinali già disponibili. Lo evidenzia il Comparator Report on Cancer in Europe 2025 pubblicato dallo Swedish Institute for Health Economics (IHE), che fotografa l'evoluzione dell'innovazione oncologica in Europa.
L'analisi mostra una forte accelerazione delle approvazioni negli ultimi anni. Se alla fine degli anni Novanta veniva autorizzato mediamente un nuovo farmaco oncologico all'anno, nel periodo 2020-2024 la media è salita a 13 nuove approvazioni annuali. L'oncologia rappresenta inoltre il principale settore della ricerca farmaceutica globale: nel 2023 ha concentrato il 29% di tutti gli studi clinici avviati a livello mondiale.
Accanto ai risultati scientifici, il rapporto richiama però alcune criticità legate alla competitività europea. Gli autori citano dati recentemente diffusi da EFPIA secondo cui, negli ultimi 18 mesi, si sarebbe osservata una riduzione del numero di farmaci approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense che successivamente ottengono l'autorizzazione EMA.
Secondo l'analisi, fattori come l'incertezza del mercato europeo, le differenze nell'accesso dei pazienti alle innovazioni e la tendenza delle aziende a privilegiare il mercato statunitense potrebbero influenzare le strategie di sviluppo e commercializzazione dei nuovi medicinali.
Il rapporto evidenzia inoltre come l'aumento dell'innovazione stia generando una crescente pressione sugli organismi regolatori e sugli enti di valutazione delle tecnologie sanitarie (HTA). L'incremento del numero di nuove molecole, indicazioni e tecnologie avanzate richiede infatti maggiori capacità di valutazione e programmazione per garantire un accesso sostenibile alle cure.
Secondo gli autori, il tema centrale per i sistemi sanitari europei non riguarda soltanto la produzione di innovazione, ma anche la capacità di tradurre rapidamente le nuove evidenze scientifiche in disponibilità concreta per i pazienti.
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