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Medici di Famiglia

09 Giugno 2026

Medici di famiglia, Ocse: ruolo centrale nell’accesso alle cure. Ma servono risorse adeguate

Un rapporto Ocse analizza i sistemi di accesso alle cure nei Paesi membri


medico cartella

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) conferma il ruolo centrale dei medici di famiglia nell’orientare i percorsi di cura, ma sottolinea che l’efficacia di questo modello dipende dalla disponibilità di professionisti, da adeguati incentivi e dalla capacità del sistema di garantire un accesso tempestivo agli specialisti.

È quanto emerge dal rapporto Incentivising patient pathways in outpatient care: A review of gatekeeping and cost-sharing policies across the OECD, che analizza le modalità con cui i Paesi Ocse regolano l’accesso alle cure specialistiche e i meccanismi utilizzati per orientare i cittadini nei percorsi assistenziali. 

Secondo il documento, oltre tre quarti dei Paesi Ocse, pari a 31 su 38, prevedono sistemi nei quali l’accesso alle cure specialistiche è regolato dal coinvolgimento del medico di medicina generale o di altri professionisti delle cure primarie. In 24 Paesi il modello è obbligatorio, mentre in altri sette l’adesione è incentivata attraverso strumenti economici o organizzativi. 

L’Italia figura tra i Paesi che adottano questo modello. Il rapporto ricorda che nel Servizio sanitario nazionale il ruolo di coordinamento è svolto dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, che rappresentano il primo punto di contatto con il sistema sanitario e indirizzano i pazienti verso gli specialisti quando necessario. 

L’analisi della letteratura scientifica condotta dall’Ocse evidenzia tuttavia che gli effetti di questo approccio non sono uniformi. Nel complesso, i sistemi basati sul coordinamento delle cure da parte dei medici di famiglia tendono a ridurre il ricorso agli specialisti e le ospedalizzazioni, aumentando invece l’utilizzo delle cure primarie. Le evidenze sui risparmi economici risultano invece più limitate e variabili tra i diversi contesti nazionali. 

Il rapporto sottolinea inoltre che l’impatto di questi modelli dipende da una serie di fattori organizzativi. Tra questi figurano la disponibilità di un numero sufficiente di medici di famiglia, in particolare nelle aree rurali e svantaggiate, la presenza di meccanismi di remunerazione coerenti con le funzioni di coordinamento e la capacità del sistema di evitare tempi di attesa eccessivi per le visite specialistiche. 

Secondo l’Ocse, quando le cure primarie non dispongono di risorse adeguate o quando l’accesso agli specialisti è rallentato da problemi di capacità, i cittadini tendono a cercare percorsi alternativi, riducendo l’efficacia del modello di coordinamento delle cure. Per questo motivo, conclude il rapporto, le politiche che attribuiscono ai medici di famiglia un ruolo centrale nell’accesso ai servizi specialistici devono essere accompagnate da investimenti adeguati, da incentivi coerenti e da una solida organizzazione dell’assistenza territoriale.

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