sanità
09 Aprile 2024Studiare gli stili di vita che aumentano il rischio di cancro al seno - dall’inquinamento all’ambiente urbanizzato, dalla dieta scorretta alla sedentarietà, al tabacco e all'alcol - mappandoli così da definire nuovi strumenti di prevenzione su misura
Studiare gli stili di vita che aumentano il rischio di cancro al seno - dall’inquinamento all’ambiente urbanizzato, dalla dieta scorretta alla sedentarietà, al tabacco e all'alcol - mappandoli così da definire nuovi strumenti di prevenzione su misura, efficaci anche per le regioni più svantaggiate. È il progetto triennale Elisah finanziato dalla Commissione europea, budget 1 milione di euro circa, guidato dal nostro Paese. La Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori (Int) di Milano è il centro capofila di 11 partner fra Italia, Spagna, Ucraina e Grecia. Del consorzio multidisciplinare fanno parte epidemiologi, clinici, statistici, professionisti della sanità pubblica, psicologi, fisici e ingegneri.
Il tumore della mammella resta una sfida sanitaria globale, ricordano dall’Int. Nel 2020, indipendentemente dal sesso, è stato il primo tumore a livello mondiale per frequenza (11,9% dei casi). In tutto il mondo sono stati diagnosticati oltre 2,2 milioni di casi, di cui più di mezzo milione nella sola Europa, con 684.996 decessi. Solo il 5-10% di tutti i tumori della mammella ha una causa genetica, mentre il rimanente 90-95% è connesso a fattori ambientali e stili di vita. È proprio su questi rischi cosiddetti modificabili che si concentra il progetto Elisah.
"Nel corso dei 3 anni di attività - spiega il coordinatore Paolo Contiero, responsabile della struttura di Epidemiologia ambientale dell’Int - produrrà evidenze a supporto dell'adozione di politiche e interventi di sanità pubblica in linea con i principi delineati nel Piano europeo di lotta contro il cancro e dalla Mission on Cancer dell'Unione europea".
Elisah è strutturato in due fasi, illustra una nota. La prima riguarda "un'analisi dettagliata dei piani nazionali per il controllo del cancro, dei tassi di incidenza del tumore della mammella in Europa e della distribuzione dei fattori di rischio". La seconda fase prevede "la realizzazione di interventi e azioni innovative per superare le attuali limitazioni nella prevenzione del tumore della mammella. Tra queste una piattaforma web per il supporto al cambiamento degli stili di vita, iniziative target atte ad aumentare la conoscenza dei fattori di rischio e lo screening in specifiche aree geografiche".
Oltre al nostro Paese che partecipa con l'Int, l'Aou Policlinico 'Paolo Giaccone' di Palermo, le onlus Salute donna e Cittadini per l'aria, e le università degli Studi di Brescia e Perugia, ci sono la Spagna (Institut Català d'oncologia, Girona Biomedical Research Institute-Idibgi; Institut d'Investigació Sanitària Pere Virgili-Iispv), l'Ucraina (Utility Non-Profit Enterprise Ivano-Frankivsk Central City Clinical Hospital; Carpathian Institute Of Analytics - FrankoLytics) e la Grecia (Ethniko Kai Kapodistriako Panepistimio Athinon). I rappresentanti di tutti gli istituti coinvolti si sono incontrati l'8 febbraio a Milano per la riunione d’avvio del progetto.
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